Tesori etruschi a Villa Giulia
Le testimonianze dell’antico popolo nel Museo Nazionale che attualmente ospita una collezione di gioielli antichi di Francesca Romana Cicero
Nonostante il progressivo avanzamento degli studi abbia consentito di documentarne origini, costumi e lingua, solitamente si è soliti continuare ad immaginare l’antica civiltà etrusca ancora avvolta in un alone di mistero. Mistero che, indiscutibilmente, ne perpetua il fascino. Fascino legato alla ricchezza e raffinatezza dei materiali rinvenuti e alla difficoltà di decifrarne la lingua, di cui esistevano testimonianze, oltre che nelle consuete iscrizioni funerarie e votive, anche sulle bende di una mummia egizia, trasportata a Zagabria da un collezionista, e sulle lamine d’oro di Pyrgi (l’antico porto di Cerveteri), costituenti una sorta di “stele di Rosetta” in etrusco e fenicio.
Di origine italica, vissuti tra l’VIII e il V secolo a.C. tra la Toscana e il Lazio, gli etruschi si dedicavano al lavoro dei campi e allo sfruttamento dei metalli, e vivevano in città-stato. Costituirono la Lega delle dodici città che, destabilizzando l’ordine interno, finì per accelerarne il declino, dovuto essenzialmente alla crescente superiorità dei greci. Diedero i natali al quinto e al settimo re di Roma, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo, ma conobbero la tirannia, la cui “hybris” (follia) è condannata nello splendido altorilievo – il cui restauro è recentemente terminato – ispirato alla “Saga dei Sette contro Tebe”, espressione iconografica notevole per stile, presumibile conoscenza profonda dell’epos e sua utilizzazione a fini ideologici: i tebani, ingiustamente assaliti, trionfano sui feroci avversari. Altorilievo nel quale spicca Tideo, padre di Diomede, eroe greco protagonista della guerra di Troia: ferito durante l’assedio di Tebe, Tideo afferra di spalle il tebano Menalippo e si accinge a divorargli il cervello, compiendo quel “fiero pasto” che ispirerà a Dante la figura del conte Ugolino.
Le testimonianze di questo straordinario popolo (dal Sarcofago degli Sposi, determinante per comprendere la posizione paritaria della donna nella società, al Corredo della tomba del Guerriero di Vulci, alla Cista Ficoroni, recante una delle più antiche iscrizioni latine, etc.) sono raccolte nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, polo altamente qualificato, che conserva materiali, provenienti da scavi e ricerche, distribuiti per aree geografiche relative sia ad alcune delle città etrusche più importanti come Vulci, Cerveteri, Veio, sia ad alcuni centri dell’Italia preromana.
Il museo – afferma Marco Sala, assistente del direttore del Museo, Francesca Boitani – «nell’intento di superare un possibile isolamento in una metropoli come Roma, ricca di iniziative ed eventi culturali, e di istruire ed intrattenere i visitatori (il “prodesse e dilectare” di oraziana memoria) offre loro stimoli sempre nuovi. Dopo il restauro dell’Apollo di Veio, la Villa ospita la Collezione Castellani con ceramiche, bronzi e oreficerie che comprendono splendidi gioielli antichi e raffinate creazioni ottocentesche opera della famiglia Castellani, orafi tra i più noti a Roma nella seconda metà del XIX secolo».
In esposizione 250 pezzi tra gemme, cammei e scarabei originali ed antichi, ed imitazioni ottocentesche, realizzate con una tecnica ispirata all’arte orientale paleocristiana e a quella degli etruschi, esperti conoscitori della granulazione dell’oro (applicazione di sottili granuli alla superficie di un oggetto). Antico e “moderno” dunque si coniugano in questa splendida Villa edificata da Papa Giulio III, famosa per il giardino architettonicamente costruito.
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Piazzale di Villa Giulia 9. Collezione Castellani in mostra fino al 26 febbraio 2006. Orario: dal martedì alla domenica ore 8,30-19,30. Biglietto (include la visita al Museo): 6,00 euro; ridotto 4,00 euro. Alcune sale al momento non sono accessibili. Info: tel. 06/82077304.
16 gennaio 2006