Torna Zalone con «Sole a catinelle»

Distribuito in 1.250 sale, è il terzo film del comico pugliese dopo Cado dalle nubi e Che bella giornata. Tra politicamente scorretto e una comicità che prende tutti nel mirino, il meccanismo continua a funzionare di Massimo Giraldi

Esce sugli schermi l’ultimo film di Checco Zalone. E quanti schermi! Tanti, oltre 1.250, probabilmente un record in un mercato distributivo italiano che in genere non brilla per fantasia. Sole a catinelle è il titolo di questo terzo approccio cinematografico di Zalone. Arriva dopo Cado dalle nubi (2009), e Che bella giornata (2011): il primo incassò 15 milioni, il secondo toccò l’imprevedibile cifra di 45 milioni. La prova di ora segna dunque per il comico pugliese una sorta di momento della verità. Lui stesso ha parlato di una certa «ansia da prestazione».

«Far ridere con la crisi – ha aggiunto – è difficile, ma a me piaceva l’idea di questo uomo completamente refrattario alla crisi stessa, che predica ottimismo sempre e comunque». Entriamo nella storia e vediamo Checco nel momento in cui promette al figlio Niccolò, 10 anni, che se sarà promosso con tutti dieci gli regalerà una vacanza da sogno. La pagella richiesta arriva, ma a quel punto Checco non sa come mantenere l’impegno: è in difficoltà sia nel lavoro di venditore di aspirapolveri sia con la moglie Daniela dalla quale sta per separarsi. Decide allora di portare il figlio dai parenti in Molise, con l’obiettivo di non spendere niente e magari di vendere qualcosa ai familiari.

Le cose cambiano quando, durante un giro in macchina, si ritrova a casa di Zoe, erede di una ricca famiglia e madre di un coetaneo di Niccolò. Da qui parte il motore pulsante della vicenda. Da qui può liberarsi lo scompiglio che la sfrenata voglia di reagire di Checco porta in ogni ambiente che frequenta. Certo, l’incontro con il bel mondo dei ricchi può apparire un po’ costruito, creato per suscitare maggiore stridore e stupore. Ma il meccanismo funziona e sul rischio di qualche accenno di «buonismo», Zalone fa calare la consueta ma irresistibile valanga del politicamente scorretto: una comicità che prende tutti nel mirino, non fa sconti a nessuno, mette in gioco se stesso prima degli altri, arriva sul filo del rasoio della beffa ma non diventa mai offensiva né volgare.

Opportunamente il copione evita il rischio di una narrazione irreale e favolistica, e resta attaccato a due pressanti, vere realtà italiane: la perdita del posto di lavoro e i rischi dell’economia «fasulla», dei capitali che non esistono o vengono occultati. Tutto visto attraverso la lente di una comicità senza controllo, portata a coniugare il gioco di parole con umori sanguigni e popolari, legati alle origini pugliesi di Luca Medici, vero nome di Checco. Che si conferma anche come musicista, scrive la colonna sonora e canta canzoni da ascoltare con attenzione.

4 novembre 2013

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