“Tra le nuvole”, commedia impegnata e brillante

George Clooney protagonista del film presentato fuori concorso al festival di Roma 2009. La riscossa delle relazioni umane sulla vita lavorativa di Massimo Giraldi

L’approccio del cinema alla recente crisi economica americana può avere il volto affilato e sarcastico di Michael Moore con “Capitalism: a love story” ma anche quello riflessivo e amaramente divertente di George Clooney. Il divo americano è infatti protagonista di “Tra le nuvole” (“Up in the air”, in originale) in uscita in questo fine settimana.

Ecco Ryan Ningham, quarantacinquenne tagliatore di teste, in continuo giro per gli States, dedito con cinico scrupolo ad eseguire il proprio lavoro. Ryan vive contento tra aeroporti, alberghi e automobili in affitto. Una «normalità» che si interrompe bruscamente quando la sua società assume la giovane Natalie come ottimizzatrice e la ragazza gli propone di fermarsi a lavorare in sede. Arriva il momento di riflettere, di chiedersi che cosa si è stati finora, di porsi la sempre rinviata domanda sulla gestione del futuro. Forse la percentuale di spazio riservata alla professione deve cedere qualcosa ad altro.

La riscossa delle relazioni umane su quelle lavorative non è nuova ma il film la ripropone nelle cadenze tipiche della commedia americana impegnata e insieme brillante. Da dialoghi solo all’apparenza superficiali nasce un confronto generazionale opportuno e aperto, possibile inizio di rapporti più profondi. Presentato fuori concorso al festival di Roma 2009, il film affronta argomenti seri senza pedanteria. E George Clooney ci mette il suo viso sempre pulito, da americano medio in cerca di miglioramenti.

25 gennaio 2010

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