Tutti sui banchi: le vacanze sono davvero finite

Si torna a scuola: per alcuni è un debutto, per altri il ritorno a ritmi, abitudini, amicizie. Per tutti è un’opportunità per imparare, confrontarsi, migliorare e crescere. Genitori compresi di Angela Dassisti

Inizia la scuola e con essa si riaffacciano speranze e paure di genitori e figli. La ripresa dell’attività scolastica ha spesso una duplice valenza sia per le famiglie che per i bambini/ragazzi; essa infatti da una parte rappresenta il ritorno alla routine, la ripresa di abitudini e l’incontro con i compagni, dall’altra si associa ad un impegno lungo, ripetitivo, improrogabile, con richieste puntuali. La ripresa della scuola rappresenta in fondo il vero inizio d’anno per genitori e figli, poiché le prime settimane di settembre sembrano decisive per organizzare adeguatamente i mesi futuri. In genere si tratta di momenti di grande affaticamento e stress per tutti.

Ogni anno l’inizio della scuola, d’altra parte, costituisce per alcuni il debutto nel mondo dell’istruzione. L’ingresso al nido o alla scuola dell’infanzia, soprattutto per il primo figlio, coincide con un momento di grande tensione per tutta la famiglia, poiché rappresenta il primo vero distacco dalla mamma. Portare il bambino a scuola e lasciarlo con le insegnanti ha probabilmente per la mamma la valenza inconscia di affidare il bene più prezioso a delle persone totalmente sconosciute.

Il processo di separazione costa fatica in termini psicologici e di conseguenza anche fisici. Occultare le proprie inquietudini generalmente non serve ad attenuarle; al contrario, nel tentativo di celare la propria insicurezza, si può assumere un comportamento opposto all’emozione provata e disorientare il bambino. È importante ricordare che le preoccupazioni genitoriali vengono percepite dal bambino, anche molto piccolo, attraverso segnali corporei, come il respiro, il battito cardiaco o la tensione dell’abbraccio. I bambini inoltre non hanno le capacità di ragionare degli adulti e tendono a basarsi su ciò che vedono, sull’esperienza concreta: se mamma e papà sono preoccupati c’è un pericolo; se minacciano di andare via mi stanno abbandonando e non mi vogliono bene. Pertanto in queste occasioni è importante tranquillizzare i bambini e rassicurarli, offrendo una base sicura. Anche le mamme hanno bisogno di essere rasserenate e aiutate a gestire i sensi di colpa per l’”abbandono” del proprio figlio; dovrebbero imparare a valutare l’agitazione come del tutto naturale e transitoria, più che un segnale di allarme. I papà costituiscono dei validi alleati e dovrebbero assumere un ruolo di supporto e di grande aiuto, sia nell’organizzazione degli orari, sia nella gestione della giornata.

L’inizio dell’anno scolastico in alcuni casi, invece, significa affrontare le difficoltà dell’apprendimento e questo coinvolge ugualmente tutta la famiglia. Alcuni bambini dovranno far fronte alle difficoltà di imparare a leggere e scrivere, di restare seduti per tutto il tempo, di rispettare le regole dello stare insieme. Dopo uno stacco di diversi mesi riprendere un orario scolastico molto pieno e continuativo è molto faticoso, soprattutto per i bambini delle scuola dell’infanzia, della primaria o con difficoltà. A tale proposito sarebbe opportuno che la famiglia si faccia carico di portare il bambino a ritmi di regolarità di sonno veglia qualche giorno prima dell’inizio della scuola. Gli insegnanti d’altra parte potrebbero organizzare i primi giorni in modo più ludico e coinvolgente, con l’obiettivo di abituare i bambini a riprendere il ritmo di lavoro gradualmente, prevedendo pause e attività più dinamiche. Anche l’inizio delle attività extra-scolastiche può slittare alla settimana successiva l’inizio della scuola, perché ci sia una ripresa progressiva degli impegni settimanali.

Talvolta è necessario che i genitori aiutino, anche ragazzi più grandi, ad organizzare il proprio lavoro ed il materiale scolastico. Non significa che c’è mancanza di volontà o svogliatezza: si ricordi che la capacità di pianificazione dei ragazzi non è sviluppata come quella degli adulti e che talvolta può essere complesso effettuare anche semplici scelte.

Nel caso, invece, di difficoltà specifiche già dalle prime settimane si consiglia di lavorare in equipe (scuola e famiglia) al fine di individuare una didattica alternativa e offrire suggerimenti particolari perché il bambino si metta al passo con gli altri. Se questo non sortisse alcun risultato, nonostante gli sforzi di insegnanti e genitori, in genere può essere un campanello d’allarme per difficoltà più specifiche, per le quali sarebbe opportuno effettuare valutazioni approfondite. In questo caso i pediatri possono fornire dei suggerimenti ed indicare delle strutture a cui rivolgersi. Talvolta essere tempestivi nell’intervento può essere notevolmente vantaggioso per il bambino. La scuola mette a disposizione delle figure formate e a cui fare riferimento per un sereno sviluppo educativo e formativo. Si suggerisce pertanto di stabilire una sana collaborazione tra docenti e famiglia con l’obiettivo di monitorare la crescita e l’apprendimento dei ragazzi.

L’ingresso a scuola non costituisce un test per brave mamme o bravi papà, ma senza dubbio rappresenta l’inizio di una vita sociale organizzata in funzione della crescita e dell’apprendimento. La scuola è un’opportunità per imparare, confrontarsi, migliorare e crescere.

Non resta che aspettare il suono della campanella e … buon lavoro!

13 settembre 2012

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