Una battaglia di civiltà: media e minori
Spazi di ambiguità nella normativa varata a fine luglio sulla tutela dei ragazzi rispetto ai programmi tv. Hanno prevalso i soliti interessi. Ancora bloccato il Comitato Media e Minori di Elisa Manna
Mentre non si fa che parlare di spread e temi economici, pochi si interessano alle dimensioni di crescita sociale e civile della popolazione, una crescita fortemente correlata ai contenuti dell’industria culturale di massa, in primis la televisione, che invadono il tempo libero, e non solo quello delle persone. Tali contenuti hanno infatti una forte influenza, in particolare sulle nuove generazioni, nella costruzione di comportamenti, scelte, atteggiamenti, in pratica di una visione della vita e del mondo.
Per moderare o arginare la potenziale influenza negativa di alcuni contenuti si è sviluppata negli ultimi dieci anni in Italia una politica di tutela dei minori, che però sembra camminare come il gambero, un passo avanti e due indietro.
La nuova normativa che Governo e Parlamento hanno varato alla fine di luglio (per evitare una procedura d’infrazione da parte della UE all’Italia a seguito di norme troppo lassiste rispetto al mercato, emanate dal precedente Governo) ha certamente dei meriti, ma lascia degli spazi di ambiguità che potrebbero seriamente compromettere la tutela dei minori nei media nel nostro Paese.
Vediamo quali sono i meriti della nuova normativa: innanzitutto il divieto assoluto di trasmettere contenuti definiti tecnicamente “gravemente nocivi” per i minori (per intendersi categoria adulti, divieto anni 18 e altre amenità del genere, cui invece il precedente decreto dava la possibilità di trasmissione); in secondo luogo, avvertenze visive permanenti per i genitori (il famoso bollino rosso).
Aspetti negativi: le emittenti possono mandare di tutto, anche i programmi con il divieto ai 14 anni, ”in presenza di accorgimenti tecnici”, a qualsiasi ora, sia in chiaro che a pagamento. In concreto vuol dire che tu lettore lasci tranquillamente tuo figlio/a di sei/sette anni, di pomeriggio davanti alla tv, e quello si becca un bel film “vietato ai minori di anni 14”, che poi, a causa della manica larga delle commissioni cinematografiche che concedono il nulla osta ministeriale, meriterebbe magari un bel “divieto anni 18” perché gronda sangue,sadismo e violenza di tutti i tipi.
Il tutto perfettamente legale perché c’è appunto ”il dispositivo tecnico“ che, se attivato nel televisore dal genitore, blocca il contenuto pericoloso e il bambino non può guardarlo.
Peccato che questi dispositivi, il cosiddetto “parental control”, sono del tutto inefficaci e peccato che la maggior parte dei genitori neanche sa che esistono. Insomma, il Governo ha cercato di fare del suo meglio, ma alla fine hanno prevalso i soliti interessi.
Non c’è che da augurarsi che si rinnovi al più presto il Comitato Media e Minori, i cui lavori sono stati bloccati da dicembre (sarà un caso?), e che possa far sentire la sua voce .La stampa può fare molto. Peccato che sia solo Avvenire a sostenere questa battaglia.
Per parte nostra, stiamo vicini ai nostri figli, parliamo con loro, rendiamoli forti rispetto a contenuti che potrebbero far loro molto male (e non si parla solo di violenza). Aiutiamoli a diventare persone digitali sì, ma consapevoli e critiche.
12 settembre 2012