Tv e minori, benefici e rischi
Incontro del Comitato per l’applicazione del codice di autoregolamentazione e dall’ospedale Bambino Gesù da Agenzia Sir
“Televisione e minori. Benefici e rischi”. È il titolo dell’incontro promosso dal Comitato per l’applicazione del Codice di autoregolamentazione tv e minori in collaborazione con l’ospedale pediatrico Bambin Gesù e svoltosi a Roma il 14 novembre. A pochi giorni dalla vicenda del disabile aggredito e filmato dai suoi compagni, l’interrogativo sulle responsabilità che i media possono esercitare nell’indurre nei minori l’emulazione di comportamenti anche violenti, si pone in tutta la sua attualità. Attraverso la partecipazione di psicologi, pediatri e giuristi, l’incontro ha spiegato meglio quali possono essere i maggiori danni che la tv e i media possono produrre sui bambini e i ragazzi, e quali invece i benefici. I contributi scritti presentati invece hanno cercato di individuare proposte concrete per una programmazione consapevole della presenza dei minori, per migliorare l’offerta. «Ci rendiamo sempre più conto del problema – ha detto Emilio Rossi, presidente del Comitato tv e minori –. Per fare buona tv non basta procedere con interveti per sanzioni. Occorre una mentalità consapevole della serietà del problema e della responsabilità del compito di tutelare i minori».
«I bambini hanno una tendenza connaturata a imitare i modelli dello schermo, ma non sono in grado di decodificare i messaggi della tv – ha affermato Anna Oliviero Ferraris, docente di psicologia dello sviluppo all’università La Sapienza –. Il bambino non ha una complessità di pensiero che gli consente di interpretare criticamente i messaggi, capendo se sono attendibili o distinguendo i significati a seconda del contesto, ma prende alla lettera le informazioni. Inoltre, non si distanzia dal messaggio perché interpreta, molto più dell’adulto, in funzione dei suoi desideri e bisogni emotivi. La maggior parte dei bambini di 7-9 anni, ad esempio, considerano la pubblicità consigli per gli acquisti e quando cominciano a intuirne le finalità persuasive restano affascinati se sullo schermo compare il proprio eroe». «Privi di un filtro interpretativo – ha concluso – i bambini rischiano di essere turbati, farsi opinioni sbagliate, considerare normale ciò che vedono, inclusi i messaggi violenti, che possono essere ripetuti perfettamente senza comprendere le implicazioni del proprio agire».
Altri dati sono stati forniti dalla Società italiana pediatria che, dal 1997, svolge un’indagine nazionale annuale sulle abitudini di vita degli adolescenti. «Il quadro che viene fuori – ha spiegato Giuseppe Saggese, presidente della Società italiana pediatria – è un’adolescenza sempre più esposta al rischio di una pericolosa omologazione a comportamenti veicolati dai media e in particolare dalla tv. Un dato riguarda l’aumento di bullismo, uso di alcol e fumo tra i ragazzi del campione che guardano la tv per più di tre ore al giorno. Quadro significativo se si considera che a guardare la tv per più di tre ore al giorno nel 1997 era il 19% del campione, nel 2005 è il 31%».
«Alla televisione va riconosciuta, la responsabilità di operare positivamente sullo sviluppo cognitivo e linguistico dei bambini – ha detto poi l’insegnante ed esperta di didattica Maria Savarese –. Numerose ricerche provano l’esistenza di un rapporto tra esposizione alla tv e miglioramento di alcune prestazioni come il coordinamento spaziale e i processi mnemonici. Il carattere spaziale delle immagini, infatti incoraggia il ricordo in misura maggiore rispetto al linguaggio verbale. La tv – ha aggiunto – diventa d’altra parte uno strumento potenziale al servizio della didattica se si creano programmi ad hoc». Altri contributi hanno poi cercato di individuare piste per ridurre i rischi. «Non può essere sufficiente rispettare la fascia protetta nella programmazione televisiva – ha detto Isabella Poli, del Comitato tv e minori –. Sappiamo tutti che i bambini che guardano la televisione alle nove di sera sono il doppio di quelli che la guardano nel pomeriggio. La televisione deve essere una risorsa di qualità e la qualità non riguarda solo la tv dei piccoli, ma tutta la programmazione».
Poi si deve promuovere un’opera di alfabetizzazione televisiva. «In quest’ottica sarebbe utile adottare anche un sistema di classificazione del prodotto televisivo come accade già in Olanda, che prevede la classificazione di ogni prodotto mass mediale con una speciale segnaletica che lo accompagna nella sua diffusione e ne indica l’uso coretto in base all’età e al contenuto». Occorre in definitiva «uscire dalla logica delle emergenze» e impostare un’azione strutturata che metta in rete famiglia, scuola, educatori e operatori per educare all’uso dei media», ha affermato Angela Nava Mambretti, presidente del Coordinamento genitori democratici. Tra i mezzi indicati «sostenere iniziative come le campagne per un uso consapevole del mezzo televisivo basate sul coinvolgimento delle scuole e il mezzo televisivo, e l’arricchimento qualitativo dei programmi, anche riservando una quota del canone alla produzione di programmi per bambini e ragazzi».
17 novembre 2006