Umberto Principe, tra realtà e visione

Malinconia e paesaggi senza tempo nella mostra a Palazzo Braschi, che raccoglie dipinti e incisioni dell’artista nato a Napoli ma romano d’adozione di Francesca Romana Cicero

Napoletano di nascita e romano d’adozione, Umberto Principe (Napoli 1879 – Roma 1962) è un pittore ed incisore d’alterna fortuna critica. Una mostra a Palazzo Braschi ne racconta l’estetica del silenzio e della solitudine, maturata nelle esperienze di vita e di letteratura, e influenzata dagli stimoli culturali e visivi del suo tempo. Sei sezioni scandiscono momenti importanti della sua arte che, tra scenari visionari, paesaggi caratterizzati da empatia romantica e raffinate incisioni, riflette il suo stato d’animo.

Ottenuti in giovane età i consensi della critica, la sua indole riservata tuttavia gli fa preferire la vita tranquilla alla mondanità. Ritiratosi a Orvieto, sperimenta modernamente la tecnica incisoria con esiti talmente alti da meritare il titolo di “Maestro” e successivamente la nomina di “Professore” nelle Accademie di Lucca, Napoli e Roma. Sono anni in cui la città di Orvieto, trasfigurata in vedute crepuscolari e notturne, diviene la materializzazione della sua malinconicità venata di un simbolismo che, successivamente, negli anni ’20 e ’30, abbandona, unitamente all’incisione, per dedicarsi completamente alla pittura.

Mutata la sua condizione sociale ed affettiva – si sposa e ha due figlie –, esprime il ritrovato equilibrio in paesaggi più luminosi che risentono dell’influsso di Cezanne. Negli anni ’40, da quando si trasferisce nella Capitale, la sua nuova musa ispiratrice diviene Roma. Una Roma di cui coglie gli angoli meno noti, spesso ritratti in condizioni atmosferiche e stagionali diverse, boschi misteriosi e ville a lui care, nelle quali spesso si rifugia.

Luoghi reali, ma calati in una dimensione senza tempo nella quale ricorre il tema del muro, di uno sbarramento, della chiusura di uno spazio; forse perché da bambino aveva trascorso molto tempo nelle carceri di cui il padre era direttore. Lo spazio chiuso si contrappone, però, a finestre spalancate, aperte sull’infinito. Nei suoi quadri è quasi sempre assente l’uomo, ma possibile è una consonanza con il paesaggio.

L’ultima sezione della mostra, che si avvale della donazione al museo di Giovanna Principe, figlia dell’artista, presenta una selezione di opere dedicate ai nuovi quartieri che andavano formandosi a Roma nel secondo dopoguerra. In tal senso interessantissime sono le tavolette – dalle cromìe della scuola romana – relative al quartiere Trieste, attestanti la sua nascita e febbrile sviluppo, e le vedute dei Parioli, Villa Lancellotti sulla Salaria e il cimitero acattolico del rione Testaccio.

“Umberto Principe. 1879 – 1962 Realtà e Visione” c/o Museo di Roma Palazzo Braschi, piazza San Pantaleo, 10 – Sale I piano. Fino al 13 settembre 2009. Curatori: Teresa Sacchi Lodispoto e Sabrina Spinazzè. Catalogo: Palombi Editore. Orario: dal martedì alla domenica dalle 9 alle 19. Chiuso il lunedì. Biglietto: intero 8 euro; ridotto 6 euro (la biglietteria chiude alle 18). Accesso disabili: il superamento delle barriere architettoniche può avvenire grazie a montascale e l’accesso ai diversi piani del palazzo è garantito da un ascensore. È disponibile anche una sedia a rotelle su richiesta. Informazioni: 060608, tutti i giorni dalle 9 alle 21.

3 giugno 2009

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