Un cavallo di bronzo per più cavalieri

Ai Musei Capitolini, fino al 16 settembre, è esposta la scultura in bronzo rinvenuta durante uno scavo nel 1849 di Francesca Romana Cicero

Ai Musei Capitolini è esposta una scultura in bronzo rinvenuta – durante uno scavo in vicolo delle Palme a Trastevere nel 1849 -, in una casa adibita a fornace con un magazzino di pezzi da fondere. Si tratta di uno splendido cavallo, esemplare originale greco del V sec. a.C., il cui ritrovamento ebbe un’eco così ampia sulla stampa quotidiana, da determinarne l’esposizione pubblica in S. Maria in Trastevere. Probabilmente per questioni giuridiche legate alla proprietà stradale del luogo del rinvenimento, il cavallo fu poi trasferito in Campidoglio, anziché ai Musei Vaticani.

L’attribuzione ha diviso gli studiosi sin dal ritrovamento: alcuni, come il Canina, formulavano l’ipotesi che fosse stata commissionata da Alessandro Magno a Lisippo, suo grande scultore prediletto; altri, come il Brunn, ritenevano che si trattasse di un originale eseguito nel V sec. a.C., non dissimile ai cavalli del Partenone. Secondo ipotesi più recenti, il cavallo sarebbe stato realizzato da uno scultore ateniese, un certo Hegias (il maestro di Fidia), a cui Plinio nella sua “Naturalis Historia” attribuisce un gruppo di Dioscuri, collocati in Campidoglio vicino al Tempio di Giove Tonante. Gruppo di cui doveva far parte il cavallo. Ipotesi che potrebbe essere sostenuta dal ritrovamento, nello stesso luogo del cavallo, di un piede in bronzo appartenuto ad una figura di cavaliere destinata ad essere accolta sul suo dorso. Sulla coscia posteriore sinistra del cavallo sarebbe stato individuato un numero antico di inventario –testimonianza della considerazione in cui i romani tenevano le opere sottratte alla Grecia. Incisioni di un successivo inventario, posteriori alla fusione, sarebbero ravvisabili sulla spalla destra. I tempi di uso di questi metodi di inventario potrebbero aiutare a capire con esattezza quando il cavallo arrivò a Roma.

La scultura – danneggiata da un peso abbattutosi su di essa che ne ha determinato lesioni e rotture – è stata restaurata con il contributo della società Capannelle e oggi può essere ammirata in tutta la sua elegante bellezza, anche grazie ad un camminamento laterale predisposto per consentire al visitatore di avvicinarsi e sollevarsi alla sua altezza. Il cavallo è ritratto scattante nell’atto in cui sta per lanciarsi al galoppo. L’orecchio è abbassato e suggerisce un senso di movimento repentino; un ciuffo spunta ritto in mezzo alla criniera pettinata e rasa. I Alcuni piccoli fori sulla testa testimoniano dell’esistenza di finimenti che sono andati perduti. Il cavallo aveva il morso e questo farebbe concludere che faceva parte di una biga o quadriga (ma anche pensare alle briglie di un cavaliere).

La scultura è esposta nella sala degli “Orazi e Curiazi” affrescata dal Cavalier d’Arpino, le cui teste di cavallo nel celebre episodio storico raffigurato sono – a detta della direttrice dei Musei, Anna Mura Sommella,- le più belle che mai siano state dipinte. Ad esse si è ispirato Marco Delogu che, con particolari tecniche, le ha fotografate comparandole a purosangue ritratti in uno studio a luce naturale all’Ippodromo di Capannelle. Fotografie esposte nella stessa sala. Conclusa l’esposizione nella sala degli “Orazi e Curiazi”, il cavallo sarà spostato nella sala di “Annibale” affrescata con episodi delle guerre di Roma contro Cartagine.

«Un cavallo di bronzo per più cavalieri» c/o i Musei Capitolini (piazza del Campidoglio). Fino al 16 settembre 2007. Orario: dal martedì alla domenica ore 9-20. Biglietti: Ingresso ordinario: intero € 8, ridotto € 6. (la biglietteria chiude alle 19).

27 giugno 2007

Potrebbe piacerti anche