Un viaggio ricco di segni evangelici

L’ultimo saluto a Chiara Lubich, visitata da centinaia di persone in un clima di preghiera, nella sua abitazione di Rocca di Papa di Angelo Zema

«È partita alle 2». «Partita», dicono così i suoi figli spirituali che ha educato alla vita eterna. Parlando della sua morte, scrivono: «Concluso il viaggio terreno». È il saluto a Chiara Lubich, che ha terminato questo «viaggio» nella notte tra giovedì e venerdì a 88 anni, nella sua abitazione a Rocca di Papa. Quelle parole riflettono in fondo il passo evangelico che la liturgia proponeva giovedì, giornata in cui era ormai chiara la condizione di estrema debolezza di Chiara, visitata da centinaia di persone in un clima di preghiera. Nel passo di Giovanni si leggevano le parole di Gesù ai Giudei: «Se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte».

Osservare la sua parola: è ciò che per tutta la vita Chiara Lubich ha fatto, spendendosi per gli altri, nella consapevolezza di quella vita in Cristo che ha seminato ovunque, in tutto il mondo. Tra i grandi del cristianesimo a cavallo di due secoli, ha dato alla Chiesa, e fuori della Chiesa – e questa apertura è forse uno dei suoi contributi più preziosi – il senso di ciò che il dialogo, l’unità, la comunione può “scatenare”. Parole chiave del suo impegno, che hanno prodotto anche a Roma frutti copiosi. Fino al progetto “Roma Amor”, avviato nel 2000, nel giorno del suo 80° compleanno, con l’obiettivo di «“incendiare” Roma di amore evangelico per potenziare le sue peculiarità e renderla più bella, più accogliente, più universale».

La sua è stata un’esperienza contagiosa, partita in tempi difficili. Appena due settimane fa avevamo pubblicato sul nostro sito la recensione del libro “Erano i tempi di guerra”, in cui attraverso gli scritti di Chiara e di uno dei primi appartenenti al movimento, Igino Giordani, vengono ripercorse le tappe di questo viaggio. «A leggere le parole di Chiara – ha scritto il nostro Marco Testi – si ha l’impressione che il miracolo sia stato anche questo precipitare in un’unica soluzione di audacia, fedeltà evangelica, raziocinio ed equilibrio».

“Miracolo” concretizzato in segni ben precisi. Nonostante all’inizio tanti suoi progetti potessero apparire solo un sogno, o il frammento di un’utopia. Chiara ha invece incarnato nella sua testimonianza la potenza di una Parola che dà vita anche a ciò che può sembrare al di sopra delle possibilità umane, o troppo difficile da raggiungere, o troppo lontano. «Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e compiere la sua opera»: questa frase di Gesù, tratta sempre dal Vangelo di Giovanni, è al centro della “Parola di vita” del marzo 2008, l’ultimo commento mensile della fondatrice dei Focolari alla Bibbia. Di questo “cibo” Chiara si è sempre nutrita, fino al momento in cui, due giorni fa, è «partita». «Il segreto – ha confessato in un suo scritto – sta nell’aver all’inizio rischiato la vita per un grande Ideale, il più grande: Dio. Nell’aver creduto al suo amore e nell’esserci perciò abbandonati momento per momento alla sua volontà».

14 marzo 2008

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