Una nuova primavera al Ghione
La programmazione del teatro di via delle Fornaci, tra giovani talenti di eccezionale livello e giganti della musica internazionale di Valentina Lo Surdo
Sarà Giovanni Velluti, pianista proveniente dalla scuola romana di Rodolfo Caporali, noto per le sue collaborazioni con Andrea Bocelli e soprattutto Katia Ricciarelli, ad aprire il 27 marzo il calendario di concerti primaverile del Teatro Ghione. Un teatro con il suo charme old fashioned, che da ventisei anni – compiuti proprio in questi giorni, il 22 marzo – lavora molto e silenziosamente per la musica di passaggio a Roma. Gestito a via delle Fornaci sin dalla sua nascita da una coppia unita nella vita e nell’arte, il raffinato pianista inglese Christopher Axworthy e la compianta attrice Ileana Ghione, venuta a mancare nel dicembre 2005, questo palco ha regalato al pubblico romano molte memorabili stagioni di prosa e di concerti.
Il 31 marzo salirà sul palco un personaggio unico, il male soprano inglese Michael Aspinall, proponendo una extravaganza dal titolo “Donna son io, Signore, ed in mia casa”. Mentre successivamente sarà la volta di due giovani brillanti pianiste: l’argentina Martha Noguera (10 aprile), interprete della Sonata KV 457 di Mozart, l’Appassionata di Beethoven e i ventiquattro Preludi di Chopin; quindi la toscana Alessandra Maria Ammara (17 maggio), che proporrà il primo quaderno delle Images e un florilegio di Preludi di Debussy, lo Scherzo op. 39 di Chopin e il Carnaval schumanniano. Merita una segnalazione speciale il ritorno in città del vincitore del concorso pianistico internazionale Ferruccio Busoni nel 2001, l’acclamato venticinquenne ucraino Alexander Romanovsky, di scena il 15 maggio.
Il maggior merito della programmazione voluta da Axworthy risiede nel voler dare spazio a giovani talenti di eccezionale livello, in molti casi presentati al debutto assoluto a Roma, e a giganti della musica eppure avulsi dai meccanismi del mercato; artisti il più delle volte acclamati sui maggiori palchi internazionali ma per un insondabile disegno del destino rimasti dimenticati in Italia. Uno spazio di ascolto raro, dunque, la cui atmosfera è frutto del lavoro di cesello dello scenografo Eugenio Guglielminetti, che ha conferito al teatro quel suo inconfondibile aspetto soffuso e avvolgente, elegantemente londinese. Così dall’ottobre del 1982, data di inizio della prima stagione Euromusica ideata da Axworthy, si sono succeduti ogni anno circa quaranta concerti, annoverando tra i protagonisti calibri del nome di Vlado Perlemuter, il pianista francese amico ed erede musicale di Maurice Ravel, che nel 1984 coronò il desiderio di un esordio italiano, alla non più tenera età di ottant’anni suonati.
Ma vanno ricordati anche Rosalyn Tureck, Paul Tortelier, Shura Cherkassky, Stephen Bishop Kovacevich, Annie Fischer, Alicia De Larrocha, Ruggiero Ricci, Dame Moura Lympany, Mikhail Pletnev, Vadim Repin, Dmitri Alexeev, Gyorgy Sandor, Peter Frankl, Fou Ts’ong oltre a numerosi altri, come testimonia la nutrita sequenza fotografica nel foyer del Teatro; una galleria di celebrità musicali davvero impressionante, eppure raramente invitate dalle maggiori stagioni concertistiche della Capitale. Impossibile non citare anche gli storici incontri realizzati tra Goffredo Petrassi e Elliot Carter, tra Guido Agosti e Magda Tagliaferro, o con Dame Eva Turner, e tra le istantanee non scattate restano impresse nel ricordo degli intenditori gli attimi trascorsi insieme a questi grandi artisti nel clima familiare del dopo concerto, nella condivisione di piccoli momenti di quotidianità, un piatto di pasta, un calice con le bollicine, una gita notturna per Roma.
26 marzo 2008