«Uno su due», percorso di una metamorfosi

Il film di Ernesto Cappuccio che, sul valore della vita e delle piccole cose, si segnala per l’intensità dei temi affrontati di Massimo Giraldi

Tra i registi italiani dell’ultima generazione, Eugenio Cappuccio si segnala per l’intensità dei temi affrontati e il solido impianto narrativo che li sorregge. Dopo «Volevo solo dormirle addosso», storia di un giovane manager che si ribella all’idea di far carriera licenziando altre persone, esce ora nelle sale «Uno su due». Protagonista è Fabio Volo, nei panni di Lorenzo Maggi, avvocato 35enne, estroverso sul lavoro ma imploso dal punto di vista emotivo, non in grado di relazionarsi con gli altri né con se stesso autenticamente. Bisogna che accadano uno svenimento, il successivo ricovero in ospedale e la conoscenza con Giovanni, ex camionista malato grave, per far sì che Lorenzo apra gli occhi su ciò che finora non aveva visto. «Ma – dice Cappuccio- non c’è un lieto fine, piuttosto un fine lieto. Non bisogna promettere troppo allo spettatore. L’obiettivo è raccontare il percorso di una metamorfosi nei toni di una commedia di oggi: la trasformazione di un uomo senza particolari, apparenti, qualità». La malattia, e il dolore, ci segnano e ci fanno capire meglio il valore della vita e delle piccole cose. Sembra banale, ma Cappuccio lo dice con convinzione.

6 marzo 2007

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