Venezia, deludono gli italiani

Non convincono la critica i film di Paolo Franchi, Vincenzo Marra e Andrea Porporati in concorso al Lido di Massimo Giraldi

Alcuni dei titoli presenti nel cartellone della Mostra di Venezia 2007, conclusasi sabato 8 settembre, sono già in distribuzione nelle sale. Parliamo di film italiani. Nella sezione principale, quella che assegna il Leone d’oro, ce n’erano tre, tutti per diversi motivi deludenti.

Il primo, “Nessuna qualità agli eroi”, di Paolo Franchi. Il titolo sembrava giusto, enigmatico e misterioso, tale da indurre a scoprirne il significato. Seguono invece fragili spiegazioni e soprattutto una montagna di interrogativi sui (molto) riposti motivi ispiratori della storia. Franchi sembra che provi gusto a non spiegare alcunché, a dire che il copione vive solo di psicanalisi, che è un manifesto della depressione nella forma ribelle della contestazione all’autorità paterna come prototipo di ogni autorità. Oppure tutto il contrario.

Il secondo titolo è “Il dolce e l’amaro” di Andrea Porporati. Ascesa e caduta di Salvo Scordia, ragazzo palermitano che si fa presto strada nelle cosche siciliane. Un tipo di vita dal quale la storia non prende mai le distanze. La minuziosa descrizione dei rituali mafiosi, un certo compiacimento nel moltiplicare le sequenze di esecuzioni spietate, la rassegnazione nel fare vedere il super mafioso che in carcere fa e dispone di tutto come se fosse in albergo, l’assenza totale di una controparte rendono il copione pieno più di ombre che di luci. E la risata finale di Lo Cascio (nella foto) diventa una specie di autoassoluzione che lascia tutto irrisolto.

Il terzo è “L’ora di punta” di Vincenzo Marra. Filippo Costa, agente della Guardia di Finanza, si fa corrompere, trovando complicità nel suo comandante. Presto capisce di poter arrivare ancora più in alto e grazie a una pittrice altolocata, riesce a conoscere dei personaggi che lo aiutano nella sua scalata, fino a diventare un capobanda che assolda killer per eliminare i nemici. L’unilateralità della storia lascia oltremodo perplessi. La rappresentazione tutta esteriore di un protagonista come “mela marcia” resta fine a se stessa, algido e comodo reperto per non prendere parte a quello che si racconta. Ne viene fuori il ritratto di un’Italia corrotta e cinica, egoista e sprezzante di ogni valore. Brutto l’approccio, brutto lo svolgimento, deprecabili gli effetti. Un film (quasi tutto) sbagliato.

9 settembre 2007

Potrebbe piacerti anche