Visioni del Grand Tour dall’Ermitage a Roma

Presso il Complesso di San Salvatore in Lauro sono in mostra oltre cinquanta “capricci”, immagini fantasiose delle città italiane visitate di Francesca Romana Cicero

Paese affascinante in cui si realizza «un accordo pieno e profondo tra l’uomo, le orme dell’uomo fattosi storia e il manto della natura» (Roberto Longhi), l’Italia era una meta ambita per molti intellettuali europei che, tra il XVII e il XVIII sec., lasciarono i loro paesi d’origine per compiere un viaggio di formazione culturale, il cosiddetto Grand Tour. Viaggio che poteva durare anche alcuni anni, e che interessava principalmente i luoghi della classicità, quelli che avevano dato i natali ad illustri autori e personaggi del passato, e che conservavano nelle stratificazioni naturali del territorio tracce di antiche e moderne vestigia.

Dai tempi di Pietro II che aveva promulgato un manifesto che consentiva una più ampia libertà di movimento, gli aristocratici russi, parimenti agli altri europei – incuranti delle difficoltà da sostenere negli spostamenti da uno stato all’altro della nostra penisola – si recarono in Italia documentando il fascino da essa subito attraverso l’acquisto di opere che riportavano in patria le visioni di una paese di eletta cultura e bellezze paesaggistiche e artistiche.

Al complesso museale di San Salvatore in Lauro una selezione di cinquanta opere provenienti dal museo dell’Ermitage, eseguite da artisti differenti per tecniche, inquadrature e nazionalità – dai pittori olandesi del Seicento ai romantici – denota una sensibilità estetica mirante non a riprodurre fedelmente la realtà, ma desiderosa di perpetuare nostalgicamente la memoria di quanto ammirato. Si tratta di “capricci”, immagini fantasiose delle città italiane visitate, che spesso presentano riuniti insieme, anche se realmente molto distanti tra loro, monumenti noti ed emblematici secondo quanto probabilmente richiesto dagli stessi committenti.

Da questi dipinti, così come dagli schizzi e dagli appunti di questi viaggiatori, emerge un’immagine di un’Italia felix al di là dei particolarismi dei singoli Stati, di una nazione unita da radici comuni, dove la natura rimanda fantasiosamente al mondo idilliaco dell’Arcadia, patria ideale dell’uomo pacificato.

Cambiano gli scenari, l’uso della luce e i “temi italiani”, ma vario è il “panorama” tutto italiano offerto da queste “visioni”, con momenti di devozione popolare, mascalzonate di ciarlatani, personaggi della cosiddetta commedia dell’Arte, e tante altre figure colte in occupazioni semplici (pescatori, personaggi che si riposano sull’erba sulle rive di un fiume etc.), e che popolano piazze o mercati. Interessanti per cogliere quanto dettava il bon ton dell’epoca sono le donne ritratte in momenti formativi della loro educazione, mentre prendono lezioni di musica e di astronomia, necessarie per sostenere qualsiasi argomento di conversazione in società (diffusa era l’opera di Algarotti “Newtonianismo per le dame”).

Le opere esposte sono fruibili dal comune visitatore anche grazie all’ausilio di schede illustrative. Non immediato è invece l’accostamento dei dipinti alla rassegna fotografica della Scalfari, relativa gli stessi luoghi toccati dai viaggiatori del passato fedelmente riprodotti in epoca contemporanea.

“Visioni del Grand Tour dall’Ermitage 1640-1880. Paesaggi e gente d’Italia nelle collezioni russe” c/o il Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro, piazza di San Salvatore in Lauro 15. Fino al 22 febbraio 2009. Curatori: Sergej Androsov, Vladimir Matveev, Lorenzo Zichichi. Biglietto: 5 euro; 3 euro per le scuole. Orario: tutti i giorni dalle ore 11 alle 19. Chiuso il lunedì. Catalogo Il Cigno: 30 euro in mostra. Informazioni: tel. 06.6865493

13 gennaio 2009

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