Nostra Signora di Lourdes
Incentrata sulle giovani generazioni la pastorale della comunità di Tor Marancia, con i bambini in aumento di Gianluigi De Palo
Quattromilacinquecento famiglie per un totale di circa tredicimila anime. Con una pastorale nel segno della continuità. Guidata da don Tonino Panfili. È parroco di Nostra Signora di Lourdes a Tor Marancia da due anni e mezzo: «Sto lavorando in continuità con quanto fece il parroco precedente, don Vanni. Sto portando avanti tutte le cose che lui aveva iniziato prima di me, a cominciare dai lavori di ristrutturazione». Dopo oltre quattro anni di studi, infatti, il prossimo mese comincerà il restauro del sagrato e di alcuni ambienti parrocchiali: «Per troppo tempo, prima le transenne, poi i vasi di alloro che avevamo sistemato per impedire il passaggio, ci hanno impedito di godere appieno della parrocchia. Ci aspetta almeno un anno di sacrifici anche dal punto di vista economico. Dico sempre che è meglio il poco di tante famiglie piuttosto che il tanto di poche».
La parrocchia, fondata da San Giovanni Calabria, in precedenza si chiamava Santa Maria della Salute. La nuova dedicazione risale al 1958. In quel periodo il quartiere era popolato per lo più da operai che abitavano nelle numerose case popolari costruite durante il periodo del fascismo. Oggi la situazione è cambiata: se nella zona che confina con il quartiere Ardeatino ancora abitano famiglie popolari, con alcune situazioni di grande povertà, nella zona sud risiedono famiglie di professionisti: «La composizione sociale – spiega don Tonino – è molto eterogenea. Nella parrocchia convivono queste due realtà molto differenti tra loro che, nelle attività che proponiamo, riescono a fare comunione dando il senso di una vera comunità».
Il quartiere è composto principalmente da persone anziane. «A Tor Marancia non solo si vive bene, ma si vive anche a lungo: qui i centenari sono un’ottantina, senza contare che la maggior parte della popolazione è avanti negli anni. Tuttavia stiamo assistendo a un fenomeno che lascia ben sperare: stanno tornando le famiglie giovani. I nipoti stanno ereditando le case dei nonni e ce ne accorgiamo dal numero dei battesimi e dal fatto che nell’asilo qui vicino i bambini sono raddoppiati». E se in passato la zona meritava una ristrutturazione, oggi essendo non troppo distante dal centro di Roma, sta beneficiando di grandi investimenti: «Nel giro di due anni – aggiunge il parroco – sono stati aperti cinque tra centri commerciali e grandi supermercati. Il prossimo anno proprio davanti alla parrocchia verrà inaugurato un grande albergo a cinque stelle, il che valorizzerà il quartiere anche dal punto di vista turistico».
L’aumento esponenziale del numero dei bambini ha spinto don Tonino a cercare di valorizzare la catechesi per i più piccoli: «Una delle esperienze più belle è quella dell’Atrio del Buon Pastore. Grazie ad alcune catechiste che si sono formate alla scuola di Sofia Cavalletti, la fondatrice di un centro di catechesi infantile a Roma, proponiamo ai bambini di quattro anni e alle loro famiglie un percorso che li porta a conoscere e affrontare in modo diretto i testi della Parola di Dio e della liturgia». Il risultato è sorprendente: i bambini non solo accettano con gioia le due ore settimanali di catechesi, ma hanno una risposta entusiasta anche perché a quell’età hanno uno spiccato senso religioso. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il servizio che Maurizio, il responsabile dell’oratorio, presta la domenica dopo la Messa delle 9.30: «Facciamo giocare i bambini cercando sempre di far passare qualche contenuto – dice -. Preferiamo coinvolgerli con giochi che impegnino anche la testa piuttosto che solamente i piedi o le mani. Ora stiamo lavorando all’organizzazione della festa del papà che il 19 marzo vedrà la partecipazione di buona parte delle famiglie».
Da tre anni poi don Mauro Manganozzi, il viceparroco, sta portando avanti un’esperienza giovanile per i ragazzi che provengono da alcune parrocchie di Roma. È un’esperienza a cui partecipano un centinaio di giovani che vanno dai 20 ai 30 anni e a cui viene chiesto di fare un salto di qualità nella fede attraverso un momento “forte” che dura tre giorni e nel quale viene fatto un annuncio chiaro e forte del “kerigma”, per poi incontrarsi durante l’anno una volta a settimana. Don Tonino è contento: «Questo gruppo spinge i giovani a dare una mano nella propria comunità di riferimento». E se gli anziani e i malati sono visitati settimanalmente dai quindici ministri straordinari dell’Eucaristia, i poveri trovano accoglienza nel centro di ascolto della Caritas, coordinato con grande passione da Gianni.
«Prima cominci, con i bambini – conclude don Tonino –, e prima li salvi perché sono liberi dalla televisione e dai videogiochi che li influenzano nel comportamento. La linea di questa parrocchia mi sembra chiara: una lettura del territorio ci spinge a valorizzare la catechesi delle giovani generazioni. E se il buongiorno si vede dal mattino, il gruppo di cui si sta occupando con grandi risultati don Mauro fornirà alla parrocchia un prezioso ricambio generazionale in grado di portare forze fresche per la catechesi e le attività ludico-ricreative».
24 febbraio 2006