L’ultimo appuntamento della rassegna

Si conclude il 27 maggio l’iniziativa musicale promossa dal Servizio diocesano per la pastorale giovanile di Mariaelena Finessi

I «40 concerti nel giorno del Signore» giungono in dirittura d’arrivo. La V edizione della rassegna musicale ideata dal Servizio per la pastorale giovanile della diocesi di Roma termina infatti domenica 27 con una speciale esecuzione presso la Basilica di San Giovanni in Laterano, alle 20.30. In scaletta, il gregoriano «Veni Creator Spiritus» e la pasquale «O Luce radiosa». Quindi «Le fiamme della misericordia» (con Fabrizio Flamini, Gianni Proietti, Paola Cecchi e Mariangela Topa solisti) e la versione orchestrale de «Il Canto del mare», brani composti da monsignor Marco Frisina, musicista raffinato e direttore artistico dei «40 concerti». Dal repertorio del ’900, i mottetti «Cum natus esset» e «In principio erat verbum» di Hindemith, con il soprano Hyo Soon Lee e il pianista Marcello Candela, mentre la solista Cecchi darà voce allo «Iesu dulcis memoria». Attesa, poi, perché in tanti si sono divertiti al loro ultimo concerto, è la performance dell’eclettico Roma Brass Quintet. In scaletta metteranno «Just a closer walk», l’«Agnus Dei» di Palestrina e la «Fuga in Fa min.» di Bach. Sempre di Bach è il preludio sul corale «Komm Gott, Schöpfer, Heiliger Geist», affidato all’organista Giandomenico Piermarini. Non mancheranno degli episodi tratti da «Omnia vincit Amor», la composizione di Gianni Ferrio affidata a Luca Pincini (violoncello) e Gilda Buttà (piano). Chiuderà il «Regina Coeli», arrangiato da Frisina. «Un concerto per la Pentecoste – dice -, omaggio all’amore dello Spirito Santo».

Intanto, Monsignor Mauro Parmeggiani, segretario generale del Vicariato e responsabile del Servizio, tracciando un bilanco dell’iniziativa così ne spiega il senso: «Un modo per accostare i giovani alla musica sacra, eseguita nelle chiese più belle della città convinti che la musica possa aiutare a comprendere le altre arti, architettura e pittura, e che queste a loro volta possano aiutare alla comprensione della musica». Di più, la particolarità non da poco è nella gratuità dei concerti, «un’offerta culturale che credo rientri nel più ampio programma della Chiesa, che è quello di proporre il bello a chi è in cerca di cose belle. Una bellezza il cui nome è Dio».

Insomma, un vero successo quello dei «40 concerti». Di passi se ne sono compiuti dalla prima edizione del 2002 e Francesca Crea e Francesco D’Alfonso, organizzatori di fatto dell’iniziativa, non nascondono la soddisfazione per i risultati raggiunti. Soprattutto se si tiene conto della loro giovane età. «Il violoncellista Luca Pincini – racconta divertito D’Alfonso, 28 anni – ogni volta che mi vede ironizza “Ma tu a 30 anni non ci arrivi mai?”». Certo, non deve essere facile risultare interlocutori credibili se non si ha qualche ruga: «L’organizzazione telefonica però ci agevola – spiega Crea -, siamo una voce ma non un volto. L’aspetto divertente arriva al momento dell’incontro di persona con gli artisti e l’esclamazione è sempre la stessa, “Non pensavo!”».

Il segreto di una rassegna come questa è allora forse proprio il genere di musica offerta. Il filo conduttore dell’edizione numero 5 è stata la musica sacra del ‘900. È il caso delle due commissioni a Paolo Buonvino e Gianni Ferrio, ispirate all’Antico e Nuovo Testamento la prima, e all’enciclica di Benedetto XVI la seconda. «Molti pensano che la musica sacra si fermi ad un certo periodo storico – chiarisce Francesco – ma così non è, sono solo cambiati i linguaggi anche se ci si rifà pur sempre al passato». Gli esempi più illuminanti sono Arvo Pärt il cui “Te Deum”, eseguito dall’orchestra e dal coro Musicanova diretti da Fabrizio Barchi, va a riprendere il gregoriano oppure Ferrio che ricorre al contrappunto bachiano. «Certo, ci sono pagine, come quelle scritte da Mozart, alle quali è impossibile arrivare però è anche vero che molta della musica contemporanea non è poi così conosciuta». E alla fine «non avendo vincoli di botteghino possiamo permetterci anche l’esecuzione di musica più particolare e meno nota o, ancora, la riscoperta di capolavori caduti in disgrazia».

Il pensiero corre agli oratori di Carissimi, allo “Stabat Mater” di Boccherini o alla “Messa di Requiem – In morte di Vincenzo Bellini” di Gaetano Donizetti. Ma anche alla musica più frizzante, capace di coinvolgere i ragazzi che, in chiesa, registrano i brani col telefonino. La sorte toccata ad esempio al Roma Brass Quintet, un brioso gruppo di musicisti alla loro prima partecipazione alla rassegna. Marco Venturi, cornista della band, riconosce di aver trovato «un’organizzazione positiva, anche perché sono poche le associazioni che curano tutto in questa maniera e fin nei minimi dettagli». I «40 concerti» stanno dunque per terminare. Ma un’appendice estiva prolungherà in realtà la rassegna fino alla fine di luglio. Cambierà il repertorio e la scenografia (il cortile del palazzo del Vicariato). La ricerca della “bellezza” di cui parlava monsignor Parmeggiani resta invece la stessa.

25 maggio 2007

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