Benedetto XVI: minaccia la pace chi attenta alla famiglia
Il richiamo del Santo Padre nel giorno in cui si celebra la solennità di Maria Santissima Madre di Dio di Salvatore Mazza (Avvenire)
Leggi l’omelia del Santo Padre
Leggi l’omelia della celebrazione del Te Deum
Negare i diritti della famiglia vuol dire minacciare gli stessi fondamenti della pace. Perché esiste «uno stretto legame» tra «la famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna», e chi «anche inconsapevolmente osteggia l’istituto familiare… rende fragile la pace nell’intera comunità, nazionale e internazionale, perché indebolisce quella che, di fatto, è la principale “agenzia” di pace». Nel primo giorno del 2008, solennità di Maria Santissima, Madre di Dio, e 41ª Giornata mondiale della pace, dedicata quest’anno al tema “Famiglia umana, comunità di pace”, Benedetto XVI è tornato sulle riflessioni proposte nel Messaggio firmato l’8 dicembre. Sottolineando, tra l’omelia della messa e il successivo Angelus, che iniziando il nuovo anno «ci prende per mano la speranza cristiana», papa Ratzinger ha invocato «su di esso la benedizione divina», e implorato «per intercessione di Maria, Madre di Dio, il dono della pace: per le nostre famiglie, per le nostre città, per il mondo intero».
Erano migliaia, ieri mattina, i fedeli che si sono ritrovati nella basilica di San Pietro per seguire la prima Messa celebrata dal Pontefice nel 2008, e molti di più – circa 60mila – quelli che il Papa ha trovato ad attenderlo al momento della preghiera mariana di mezzogiorno, in una giornata fredda, senza una nuvola. All’omelia, Benedetto XVI ha ricordato che «tutti aspiriamo a vivere nella pace, ma la pace vera non è semplice conquista dell’uomo o frutto di accordi politici; è innanzitutto – ha spiegato – dono divino da implorare costantemente e, allo stesso tempo, impegno da portare avanti con pazienza restando sempre docili ai comandi del Signore». Quindi, rievocando il tema del suo Messaggio, ha ribadito che «la negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità dell’uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace». Per questo ogni uomo e ogni donna sono invitati a prendere più lucida consapevolezza che l’umanità è un’unica «grande famiglia». Da questa convinzione infatti dipende «una pace vera e duratura»: «Non viviamo gli uni accanto agli altri per caso – ha detto il Papa – stiamo tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e sorelle».
Parlando poi della solennità mariana, Benedetto XVI ha ricordato come il titolo di Maria “Madre di Dio” sia «il più antico ed è il fondamento di tutti gli altri titoli». Certo, ha aggiunto, l’incarnazione del Verbo e la maternità divina di Maria sono misteri grandi, non facili «da comprendere con la sola umana intelligenza». Ma, alla scuola di Maria, «possiamo cogliere con il cuore quello che gli occhi e la mente non riescono da soli a percepire, né possono contenere. Si tratta, infatti, di un dono così grande che solo nella fede ci è dato accogliere pur senza tutto comprendere. Ed è proprio in questo cammino di fede che Maria ci viene incontro, ci è sostegno e guida».
La mattina s’è conclusa con i saluti che papa Ratzinger ha rivolto al termine dell’Angelus a tutti i presenti, a iniziare da quello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per gli auguri rivoltigli durante il messaggio di fine anno in tv. Quindi Benedetto XVI ha menzionato le innumerevoli iniziative promosse dalle Comunità ecclesiali in ogni continente in occasione della Giornata mondiale della pace, ricordando in particolare la manifestazione “Pace in tutte le terre” organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio a Roma e in molte altre città del mondo. Infine ha salutato, tra gli altri, gli aderenti al Movimento dell’amore familiare, che l’altra notte hanno vegliato in piazza San Pietro pregando per le famiglie e ha benedetto la “Fiaccola della Pace”, che un maratoneta recherà in Terra Santa.
2 gennaio 2008