La via pulchritudinis

di Rebecca Nazzaro

Le testimonianze intorno alla bellezza che hanno affollato le pagine di questa rubrica hanno voluto ricostruire, nelle intenzioni di chi scrive, una via pulchritudinis, un cammino, nella e attraverso la bellezza, di progressiva ascesa dalle radici terrene e corporee del bello (simbolo e forma contratta dell’increato), fino alle altezze dello splendore divino, passando attraverso lo stupore per le forme sensibili della liturgia, la contemplazione del volto di Maria e di suo Figlio, la gratitudine per l’esempio dei Santi, il riconoscimento dell’abbraccio misericordioso della Chiesa.

In un’epoca di progresso solo orizzontale, si è voluto così tentare un’avventura dello spirito che aprisse ad una crescita questa volta verticale, protesa alla comprensione dell’infinito e dell’assoluto. Un percorso che avesse tutte le fatiche e le gioie di un’anabasi (dal greco ανάβασις “risalita”), cioè di un’esperienza di risalita dall’esilio all’origine, dalla materia allo Spirito.

La bellezza lavora in noi come un «maestro d’arco: con l’estremità superiore dell’arco, l’arciere fora il cielo, all’estremità inferiore è appesa la terra, fissata con un filo di seta»; essa è ponte e mediazione tra cielo e terra, è segno della presenza di Dio nel mondo: esiste, infatti, una scrittura cifrata che è intima a tutte le cose autenticamente belle e che ci rimanda all’Autore.

Ancora oggi, risuona vivissimo l’invito di Sant’Agostino: «Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell’acqua, che camminano sulla terra, che volano nell’aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole… chi l’ha creata, se non la bellezza immutabile?»

Ogni gesto, ogni parola, ogni azione ispirata a bellezza è profezia del mondo redento, è già “promessa di felicità”, “kerygma”, cioè annuncio, che ci chiama ad essere e a vivere da figli di Dio, fratelli di Cristo, templi dello Spirito Santo, membra vive della Chiesa, solleciti nella comunione fraterna e nella animazione cristiana degli ambienti e del mondo.

Da ogni forma del bello «spira un’aria fresca come un vento di prima mattina», che rigenera, ristora e ci trasforma; per suo tramite siamo rapiti, attraverso le forme del visibile, all’amore per le realtà invisibili, attraverso un movimento d’uscita da noi stessi, di ek-stasi, verso Dio, di esodo dalla propria coscienza ordinaria: schivato il compiacimento e l’indugio su se stessi, ci si può rivolgere così finalmente verso l’Assoluto.

La bellezza «è, infatti, come un giacinto azzurro che attira col suo profumo Persefone nei regni sotterranei della conoscenza». In questa capacità di attirare le anime alle verità cristiane, per fissarle e farle progredire nella fede, consiste l’efficacia della via pulchritudinis, soprattutto per il nostro inquieto presente.

Contemplata con animo puro, la bellezza parla direttamente al cuore, eleva interiormente dallo stupore alla meraviglia, dall’ammirazione alla gratitudine, dalla felicità alla contemplazione, dalla memoria all’anticipazione. Afferra interamente l’uomo, mente e cuore, intelligenza e ragione, capacità creatrice e immaginazione; mette in moto un dinamismo di profonda trasformazione interiore che genera gioia, sentimento di pienezza e riconoscenza.

Dopo Fede, Speranza e Carità, la Bellezza potrebbe diventare per noi la quarta Virtù teologale, quella che ci aiuta a superare quella “notte del senso” alla quale i nostri tempi sembrano rimanere inchiodati, per oltrepassare la misura del quotidiano e a riappropriarci della vera dimensione dello Spirito.

L’invito finale che sento di rivolgervi è quello di farvi voi stessi testimoni di bellezza, di non affezionarvi a una cattiva imitazione del bello troppo spesso propagandata dal consumo e dalla fretta, ma di cercare la bellezza sorgiva, quella che salva il mondo, seguendo l’invito vibrante di Papa Paolo VI, a chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II,: «Questo mondo nel quale noi viviamo ha bisogno di bellezza per non cadere nella disperazione. La bellezza, come la verità, mette la gioia nel cuore degli uomini ed è un frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione».

Attraverso la luminosità della nostra condotta noi stessi, come uomini posti a custodia del Creato, siamo chiamati a farci parola ed esempio che crea e diffonde il bello e a raccogliere la nostra vera vocazione che è quella di fare della vita un evento di fraternità, misericordia e amore.

24 giugno 2008

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