Eluana, un appello al governo

Più di duemila partecipanti alla fiaccolata davanti a Montecitorio, promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII per «svegliare il mondo politico» sulla vicenda della giovane di Emanuela Micucci

«Eluana è viva. Eluana è una di noi». Un grido forte per la vita. Per tutte le vite. Lo ha lanciato ieri sera a Roma la Comunità Papa Giovanni XXIII durante la fiaccolata promossa per Eluana Englaro, la donna di Lecco in stato vegetativo persistente da 17 anni a cui una sentenza della Corte di Cassazione dello scorso 13 novembre ha autorizzato la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione. Un corteo per il centro della città fino a Montecitorio per «svegliare il mondo politico affinché prenda posizione davanti a Eluana e a tutte le 2.500 Eluane che ospitiamo nelle nostre 500 comunità nel mondo», spiega don Aldo Bonaiuto, il portavoce dell’associazione. «Non possiamo tacere di fronte a una ingiustizia insopportabile».

Ed allora si scende in piazza. Per mettersi accanto agli umili e agli oppressi. «Per dare voce a chi non ha voce», come recita lo slogan della manifestazione. All’invito della comunità fondata da don Oreste Benzi hanno aderito circa 2 mila persone. Semplici cittadini, l’associazionismo cattolico tra cui il Forum delle famiglie e il Movimento per la Vita, intellettuali laici. E 50 tra deputati e sottosegretari dei diversi schieramenti politici. Molti parlamentari, accogliendo il corteo in piazza Montecitorio, si sono impegnati a varare il prima possibile una legge che difenda in modo inconfutabile la vita.

Una delle richieste dei manifestanti. «Una presenza bipartisan, per noi un segno importante – sottolinea don Aldo – Chiediamo ai politici un decreto legge urgente che annulli la sentenza». Perché è «la prima volta che – aggiunge Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità – i cittadini italiani assistono a una condanna a morte senza precedenti attraverso la sentenza di una Corte di Cassazione contraria ad ogni etica». «Chiediamo – prosegue – al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio la stessa forza morale che ha sostenuto il Gran duca di Lussemburgo nel respingere la legge sull’eutanasia». «Nel caso di Eluana vediamo un’ostinazione non giustificata», afferma il segretario generale del Movimento per la vita. L’appello della Comunità si rivolge anche alle istituzioni locali perché sostengano «attraverso contributi economici, che promuovano la difesa e la tutela della vita, le famiglie che scelgono di custodire i propri disabili gravi».

Come ha fatto Maria Grazia accogliendo Nicola a 4 anni. Anche lui, oggi 17enne e come Eluana costretto ad alimentarsi con un sondino nasogastrico, partecipa alla fiaccolata su un pulmino. «Sono qui anche a nome di tutti i nostri figli – afferma Maria Grazia –, ragazzi che non si possono esprimere, come Eluana. Per dire che la vita è un dono prezioso in qualunque condizione sia». A sfilare sulle loro carrozzine ci sono altri disabili gravi accolti nelle case famiglia della Comunità. Come Susi che viene da Crema. «È vero, è difficile vivere con delle problematiche così serie – racconta il padre – ma si può continuare a sognare». Perché l’incontro con un figlio disabile «trasforma la vita in bene, insegna ad amare», testimonia il padre di Mauro, 30 anni, affetto da tetraparesi spastica. Domenico è arrivato da Cuneo con i 2 figli affidatari disabili, Nancy e Alessio: «La nostra adesione è dettata dall’esperienza».

Non c’è condanna per Beppino Englaro. «Portare qui i nostri figli disabili – afferma Raffaella, mamma di Genova – può esser d’aiuto a questo papà disperato che ha bisogno di sostegno. La vita è vita, non si può spegnerla così. È vietato per la legge, ma sicuramente per il nostro essere uomini». La signora Flaminia di Roma ricorda che «oggi si difendono anche i disabili o gli anziani non autosufficienti, perché il pericolo della sentenza della Cassazione è considerare non vita quella di tutte le persone non produttive o non autosufficienti».

«Non possiamo togliere la vita a Eluana considerandola già morta – commenta Sara, 15 anni, da Rimini – Lottare per la vita non è un problema di fede ma di principio». Il grido per la vita diventa nei giovani urlo di speranza. Perché «contro la cultura della morte il rispetto della sacralità vita continui a essere una conquista di civiltà indipendentemente da religione, cultura o etnia», conclude don Aldo.

17 dicembre 2008

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