Grossman e il Novecento dei totalitarismi

Ripubblicato in Italia dopo quasi 25 anni “Vita e destino”, che racconta la storia di una famiglia russa durante l’assedio di Stalingrado di Andrea Monda

“Vita e destino” di Vasilij Grossman – un’opera che secondo lo scrittore e saggista francese George Steiner è tra i libri che «eclissano quasi tutti i romanzi che oggi, in Occidente, vengono presi sul serio» – finalmente riappare in Italia dopo quasi 25 anni dalla precedente e parziale edizione della Jaca Book nella nuova traduzione dal russo di Claudia Zonghetti. Racconto corale della storia di una famiglia russa durante l’assedio di Stalingrado, il romanzo di Grossman si innalza dalla contingenza storica per cantare l’eterno conflitto tutto interiore che anima il cuore dell’uomo e la forza tenace della vita e della bontà che riesce a resistere anche nelle condizioni più estreme.

Al tempo stesso è un vero libro-testimonianza, che racconta il ’900 schiacciato tra il totalitarismo nazista e quello comunista. Una testimonianza credibile perché la vita stessa dello scrittore è degna di un grande romanzo (e infatti l’editore Marietti ha appena pubblicato la sua biografia intitolata “Le ossa di Berdicev”): dopo essere stato il più celebre reporter dell’Urss e, fedele al partito, aver raccontato con toni patriottici l’avanzata gloriosa dell’Armata Rossa nel racconto “L’inferno di Treblinka”, alla fine del conflitto scopre che tra le vittime dello sterminio collegato a quell’avanzata c’è anche la sua anziana madre (sono queste “Le ossa di Berdicev”, il nome del suo paese natale). È l’episodio decisivo per Grossman che, proprio negli anni in cui si scatena l’antisemitismo di marca sovietica, riscopre le sue radici ebraiche e lavora alla stesura del Libro Nero sui crimini nazisti contro gli ebrei maturando una visione della realtà molto diversa dall’immagine contemplata attraverso le lenti dell’ideologia.

È all’interno di questa maturazione che prende corpo il capolavoro di Grossman che Suslov, uno dei capi dell’apparato propagandistico staliniano, definirà il libro «un pericolo che si aggiungeva a quello della bomba atomica». Anche Grossman, come tanti altri scrittori russi, rischierà la morte per mano di Stalin (solo la morte del dittatore gli salvò la vita), perché come aveva scritto Osip Mandel’stam, altro grande poeta morto a causa della persecuzione: «In nessun altro paese la poesia gode di siffatta considerazione: qui i poeti vengono uccisi a causa sua». Sequestrato dal Kgb nel 1961, una copia di “Vita e destino”, messa in salvo dall’autore presso un amico, giunge miracolosamente in Occidente agli inizi degli anni ’70 ma purtroppo il libro è ignorato dalla critica dominante. La simmetria e l’assimilazione tra i due regimi appare in quegli anni una verità scomoda, «un’eresia», qualcosa di politicamente scorretto. Ma oggi è stata resa giustizia a questo grande scrittore per il quale resta vero, e perfettamente applicabile, quello che scrive Milan Kundera: «La lotta dell’uomo contro il potere è la lotta della memoria contro l’oblio».

“Vita e destino”, Vasilij Grossman, Adelphi, 2008, 827 pagine, 34 euro

16 febbraio 2009

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