Ginna futurista, armonie e disarmonie degli stati d’animo
Una mostra antologica al Museo Boncompagni Ludovisi raccoglie le opere dell’artista non solo pittore, ma appassionato di filosofia, teosofia ed esoterismo di Francesca Romana Cicero
Al confine tra osservazione della realtà e sogno, i colori di Arnaldo Ginna (Ravenna 1890 – Roma 1982) rappresentano stati d’animo differenti. Una mostra antologica al Museo Boncompagni Ludovisi, presentata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e dai Musei Vaticani in occasione dei 100 anni del Manifesto del futurismo, ne ripercorre l’itinerario artistico, comprensivo di produzione pittorica, scrittoria, fotografica, teatrale, e cinematografica.
Giovane nobile inquieto (all’anagrafe, il conte Arnaldo Ginanni Corradini) Ginna, pseudonimo coniato da Giacomo Balla in assonanza con la parola “ginnastica”, grazie anche alla sua condizione sociale privilegiata, in nome di segrete corrispondenze ed essenze, sperimenta diverse forme d’espressione muovendosi verso il futuro, verso un’opera d’arte di wagneriana memoria, con un impegno spesso teso a mitigare il suo male di vivere.
Alla ricerca di sinfonie cromatiche su cui modulare le sue passioni, Ginna si autodefiniva “veggente”, in quanto le sue opere «antidivenivano» il futuro senza lasciarsi condizionare da cubi, triangoli, linee rette etc, linee care ai cultori del dinamismo plastico.
In continuo dialogo, insieme al fratello Bruno Corra (pseudonimo formulato dal verbo “correre”), con gli esponenti del dibattito culturale del tempo, apprezzato da Martinetti e Boccioni, le sue utopie, i suoi sogni visionari, sono stati supportati negli anni da un’attenta, costante, riflessione sull’arte e con l’arte, sperimentata attraverso il suo interesse per la filosofia, teosofia, esoterismo ed occultismo. L’artista è infatti per Ginna colui che, erede di tradizioni differenti che si compenetrano, evidenzia nella forma e nel colore ciò che vede e sente interiormente.
La mostra, al primo piano del Museo, presenta opere che muovono dagli anni ’10 fino alla fine degli anni ’30; per poi documentare la ripresa, negli anni ’60, di tematiche futuriste in coincidenza con il rinnovato interesse critico per il movimento d’avanguardia italiano. Un Futurismo, il suo, «obliquo, borderline, trasgressivo ed eccentrico dentro l’eccentricità e la trasgressione» (Paolucci).
“Armonie e disarmonie degli stati d’animo” c/o Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX, via Boncompagni, 18. Fino al 10 maggio 2009. A cura di Micol Forti, Lucia Collarile, Mariastella Margozzi. Catalogo Gangemi editore. Orario: tutti i giorni tranne il lunedì dalle 8.30 alle 19. Ingresso libero. Info: 06.42824074.
17 marzo 2009