Il Polittico di Giotto, la Chiesa fondata sulla roccia

di Marco Frisina

Alcune delle opere conservate nella Pinacoteca Vaticana erano un tempo collocate in chiese e palazzi romani, sparse in luoghi diversi e con destinazioni svariate. Tra questi capolavori ci sono quelli che un tempo adornavano l’antica basilica Costantiniana di San Pietro: uno di questi è il Polittico Stefaneschi, dipinto da Giotto intorno al 1320, che era collocato sull’altare maggiore della basilica. L’opera fu commissionata dal cardinale Jacopo Caetani degli Stefaneschi al grande pittore, a cui fu chiesto anche di affrescare l’abside di San Pietro; questi ultimi dipinti sono oggi perduti. Il Trittico è dipinto da un lato e dall’altro, per permetterne la visione sia al popolo che ai celebranti. Nella parte rivolta al popolo è raffigurato San Pietro in trono, circondato dagli apostoli, mentre nel retro, al centro è raffigurato Cristo in trono e ai lati il martirio di Pietro e di Paolo, santi patroni di Roma e cardini gloriosi su cui poggia la Chiesa universale. Il dipinto fu realizzato in tempi duri per la Chiesa di Roma, erano gli anni in cui cominciò quella che fu chiamata la «cattività avignonese», ovvero il trasferimento più o meno forzato della sede papale da Roma ad Avignone, un tempo in cui il potere del Re di Francia si faceva sentire pesantemente sul papato e che sfociò alla fine del secolo in un vero e proprio scisma. L’opera di Giotto rimane invece come testimonianza serena e solida della Chiesa fondata sugli apostoli, sulla roccia di Pietro, segno dell’unità della Chiesa.

14 settembre 2009

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