Immigrati, i media non favoriscano l’intolleranza

L’informazione deve darsi norme di comportamento efficaci affinché si compia un accurato lavoro di integrazione antropologica e si smantellino sul nascere tensioni e pregiudizi di Elisa Manna

Una decina d’anni fa realizzammo al Censis un impegnativo progetto europeo, “Tuning into Diversity”, il cui oggetto era il linguaggio che i media utilizzano quando si parla di immigrati e minoranze etniche. Scoprimmo in quell’occasione che negli altri Paesi europei l’attenzione ai termini utilizzati, quando si parla in un articolo o in un telegiornale, di vicende riguardanti gli immigrati fosse da molto tempo allertata.

L’Università di Bradford (Gran Bretagna) che collaborava al progetto censì in giro per l’Europa oltre 100 codici di autoregolamentazione riguardanti le modalità di rappresentazione degli immigrati e delle minoranze etniche nei media. Scoprimmo che non si può dire, ad esempio, “albanese uccide…” perché non diremmo “francese uccide…”: non si può gettare la croce addosso ad un’etnia perché un folle appartenente a quell’etnia ha fatto sfracelli.

Anche insistere sui mali (malattie, sbarchi disordinati) connessi alla condizione d’immigrato non è “politically correct” perché favorisce l’installarsi preso la popolazione ospite dell’idea che gli immigrati siano solo un problema, promuovendo stereotipi pericolosi. Scoprimmo anche, in quell’occasione, che in giro per l’Europa l’attenzione delle istituzioni e del mondo della società civile su questi temi era già molto alta.

Tornati in Italia, cercammo di promuovere un codice di autoregolamentazione anche noi, ma allora il problema era assai poco avvertito e ci fecero capire (le istituzioni preposte) che stavamo precorrendo troppo i tempi.

Non racconto questa storia per dire: avevamo ragione noi. Del resto non saprei a chi dirlo. Racconto quest’episodio per dire che oggi forse è il caso di attrezzarsi velocemente: l’informazione deve darsi norme di comportamento (le ha, ma non sono efficaci) affinché si compia un accurato lavoro di integrazione antropologica e si smantellino sul nascere focolai di intolleranza che in passato hanno prodotto vicende che cerchiamo ancora di dimenticare.

La Storia insegna, se si è davvero una società evoluta si impara dagli errori del passato. Dunque lanciamo una campagna per una maggiore attenzione da parte degli operatori dell’informazione rispetto al linguaggio usato quando si parla di immigrati e minoranze etniche. Ma da subito, ora.

14 dicembre 2011

Potrebbe piacerti anche