Tanta saggezza per l’era della tecnologia

Le polemiche esplose in occasione del “Datagate” americano ci mettono di fronte in modo macroscopico alle violazioni della privacy in rete. L’impegno a un maggiore discernimento di Elisa Manna

Da alcuni anni ci si interroga sui rischi della rete, soprattutto per quanto riguarda cyberbullying, stalking, insomma sugli abusi operati in rete nei confronti di soggetti in qualche modo deboli. Ma le polemiche esplose in questi giorni a proposito del “Datagate” americano ci stanno mettendo di fronte ad una realtà molto più complessa, in cui non è solo una parte della società a dover temere l’aggressività della tecnologia, ma tutta la società, che improvvisamente si trova nella situazione di chi abita in una casa di vetro in cui tutte le informazioni riguardanti i singoli e messe nella rete possono essere manipolate e trattate da quanti ne hanno le capacità tecnologiche (quelli che vengono chiamati gli “over the top”). Insomma un tempo c’erano le “sette sorelle” e il potere del petrolio, oggi ci sono gli “over the top” e il potere della tecnologia dell’informazione.

Verrebbe da dire “niente di nuovo sotto al sole” se non fosse che siamo di fronte a qualcosa di profondamente diverso, che ci fa intravedere come dietro le più o meno innocenti, interminabili chiacchierate che si fanno ad esempio nei social network possono annidarsi “relazioni pericolose” tra interessi economici, strategie politiche di sicurezza nazionale, evoluzioni tecnologiche.

Qualcosa che non ha fatto allertare solo il Garante per la Privacy e importanti associazioni attive in questo campo (come Alleanza per internet): Big Data e la capacità di elaborare miliardi e miliardi di dati ci mettono sotto gli occhi una verità che intuivamo ma che tutto sommato preferivamo nasconderci: e cioè che la tecnologia, con le sue continue accelerazioni, cambia il nostro essere al mondo, i margini della nostra indipendenza, la percezione stessa della nostra autonomia.

Per quanto se ne sa, ad oggi tutto può essere sotto l’occhio del “Grande Fratello”: e-mail personali e aziendali, chat, sistemi di messaggistica istantanea, telefonate Skype con il protocollo internet, “hang out”, come si chiamano le videoconferenze collettive di Google, condivisione di file e fotografie via Dropbox. Pare si salvi solo WhatsApp. E, tuttavia, “no panic”: la scommessa sta nel fronteggiare con il discernimento qualunque macroprocesso socioeconomico. “Tertium non datur”.

14 giugno 2013

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