Nel Lazio chiuse, nel 2013, 90 imprese al giorno
Il grido d’allarme di Confcommercio Roma, in occasione della manifestazione che ha portato in piazza oltre 50mila persone. Per chiedere alla politica riforme strutturali che guardino alla crescita di R. S.
Pil ridotto, tra il 2007 e il 2013, dell’8%. Disoccupazione raddoppiata: dal 6,4 al 12,2%, fino a toccare il 40 se si parla di giovani. A lanciare l’allarme sulla situazione del Lazio è Confcommercio Roma, all’indomani della manifestazione che martedì 18 febbraio a portato in piazza, con Rete Imprese Italia, oltre 50mila persone, di cui almeno 18mila provenienti da Roma e Lazio. Sul tavolo, i grandi temi del fisco, della burocrazia, dell’accesso al credito e del costo del lavoro, sui quali il tessuto produttivo delle piccole e medie imprese chiede risposte urgenti, «non più rinviabili», dichiarano da Confcommercio Roma. Pena: la «scomparsa di ogni idea di futuro per i lavoratori, per le giovani generazioni, per tutti i cittadini».
Nel Lazio chiudono oltre 90mila imprese: 33mila solo nel 2013. I dati, avverte il vice presidente Rosario Cerra, sono «a dir poco allarmanti. Non solo per il nostro territorio ma per tutta l’Italia, visto che siamo tra i Paesi in Europa che nei 7 lunghi anni della crisi hanno perso più posizioni in termini di reddito, posti di lavoro, produttività». Il motivo, per Cerra, è da ricercarsi in «una politica immobile, anzi, che ci ha portato indietro anni luce perché non in grado di compiere le necessarie azioni di politica economica». Un appello «drammatico», quello degli imprenditori, anche per il presidente di Confcommercio Roma Giuseppe Roscioli, che «non può essere ignorato». I numeri «sulla disoccupazione, sulla perdita del potere d’acquisto e sulla cessazione d’impresa sono allarmanti perché non ci fanno prevedere un futuro di ripresa di qui a breve». Per la piccola e media impresa, una vera e propria Caporetto: solo nel 2013 nel Lazio hanno chiuso oltre 90 imprese al giorno. «Il tessuto produttivo – continua Roscioli – attende risposte da troppo tempo. Ci aspettiamo che il nuovo governo compia scelte coraggiose, responsabili, in termini di pressione fiscale, credito, costo del lavoro il più alto d’Europa, riduzione dei procedimenti burocratici, in un’ottica di ampio respiro che agisca sul lungo periodo e non più solo con provvedimenti emergenziali. Le riforme se devono esserci devono essere strutturali. Solo con provvedimenti concreti si potrà ripristinare quel rapporto di fiducia tra società civile, imprenditori, lavoratori e cosa pubblica, interrotto ormai da troppo tempo».
19 febbraio 2014.