A Villa Glori i delegati della Conferenza sull’Aids
In occasione del sesto appuntamento mondiale, nell’Auditorium della Capitale, una delegazione incontrerà ospiti e operatori della casa famiglia fondati da don Luigi Di Liegro di Alberto Colaiacomo
Inizialmente rifiutata da un intero quartiere e ora acclamata, a livello mondiale, quale esempio di accoglienza, solidarietà e promozione. È il destino della casa famiglia per malati di Aids di Villa Glori che il prossimo martedì 19 luglio vedrà la visita dei delegati della Conferenza Mondiale sull’Aids, la manifestazione che si inaugura domenica 17 luglio all’Auditorium di Roma. La conferenza, organizzata dall’International Aids Society (IAS) e dall’Istituto Superiore di Sanità , è giunta alla sesta edizione e vede la Capitale succedere a Buenos Aires, Parigi, Rio De Janeiro, Sidney e Città del Capo.
Una manifestazione in cui è prevista la partecipazione di oltre 8mila delegati in rappresentanza di 120 paesi e che ha tra i protagonisti anche la Caritas diocesana, grazie all’incontro in programma martedì alle 16 presso le tre case famiglia all’interno del Parco nel quartiere Parioli. I delegati della IAS visiteranno quella che è stata la prima struttura di accoglienza per malati di Aids in Italia, fondata da don Luigi Di Liegro nel 1988 sull’esempio di quanto stava facendo Madre Teresa di Calcutta negli Stati Uniti. All’incontro, promosso dalla sezione regionale del Coordinamento Italiano della case alloggio per malati di Aids, parteciperanno i trenta residenti della struttura per testimoniare le loro esperienze, insieme ai volontari e agli operatori.
All’interno del parco, nel viale principale che conduce alla Colonia Machiafava, sede del centro, sarà esposta una mostra con foto provenienti dalle comunità di accoglienza di tutta Italia. La conferenza è un’occasione importante per il clima di forte coesione tra scienza, politica, mondo dello spettacolo e media nel far conoscere i progressi a cui sono giunti la ricerca e la sperimentazione sociale.
Per il direttore della Caritas, monsignor Enrico Feroci, «la storia di Villa Glori simboleggia il cammino fatto dalla comunità scientifica nella cura dei malati di Aids». Il centro, infatti, che era sorto come luogo per ospitare e accompagnare a una morte dignitosa i malati terminali, nel corso degli anni è diventato un servizio per favorirne la promozione e il reinserimento nell’ambiente sociale. Per monsignor Feroci «questa è stata la diretta conseguenza delle innovazioni in campo medico che hanno permesso migliori condizioni di salute dei malati».
Dall’identificazione dei primi casi nel 1981, più di 25 milioni di persone nel mondo sono morte di Aids, e più di 40 milioni sono infettate dal virus. Col tempo però i nuovi farmaci hanno trasformato la malattia da Hiv, in Italia così come in tutti i paesi occidentali, in un’infezione cronica con la quale è possibile convivere. Una situazione certamente migliore e che offre prospettive incoraggianti ma che, per il direttore della Caritas, presenta nuove sfide. «Migliori condizioni di vita – spiega monsignor Feroci – ci richiedono una progettualità individualizzata di promozione della persona con investimenti, oltre che nell’assistenza, anche nella socializzazione e nella formazione. Questo si scontra con la grave crisi causata dai tagli alla spesa sociale».
15 luglio 2011