Accoglienza, parola chiave per i separati

Il cammino dell’associazione che riunisce 14 gruppi. Padre Bachelet: «Aprire gli occhi sulla propria parte di responsabilità» di Antonella Palermo

Ogni 100 unioni sono 54 le coppie che si lasciano, anche se solo il 51% di esse sfocia poi in una rottura definitiva. Sono i dati Eures del 2003 sullo stato delle province del Lazio e la tendenza è confermata negli ultimi due anni. Tra le cause del fenomeno c’è innanzitutto «considerare il divorzio come la risoluzione dietro l’angolo cui poter sempre più spesso ricorrere in maniera esageratamente sbrigativa; una concezione individualistica dell’amore; la leggerezza con cui vengono affrontati i corsi prematrimoniali». È quanto dichiara il gesuita padre Paolo Bachelet, assistente spirituale del gruppo “Astalli” uno dei 14 attualmente esistenti nella diocesi di Roma, espressione dell’Associazione Famiglie Separate Cristiane fondata nel 1998 a Milano in piena adesione con le direttive del Magistero della Chiesa e legata al Forum nazionale delle associazioni familiari. Questi gruppi sono nati nei più diversi quartieri della capitale a partire dal 2001 con lo scopo di creare momenti di ascolto del Vangelo e di preghiera tra coniugi separati e divorziati. La parola chiave è: accoglienza.

«L’importante per queste persone è fare in modo che non si sentano ghettizzate» precisa padre Bachelet guida spirituale anche a livello nazionale. I più hanno alle spalle un cammino di fede già avviato, altri la riscoprono proprio all’interno di questo percorso, altri ancora permangono in uno stato di ricerca. C’è comunque alla base un desiderio di sentirsi uniti nella comunità cristiana, di trovare in questa un aiuto reciproco, di sensibilizzare gli ambienti laici ed ecclesiastici circa i problemi della separazione. Di norma ciascun gruppo romano è guidato da un sacerdote e da un animatore che vive in prima persona la separazione. Partecipa agli incontri anche una coppia regolare chiamata a porre la propria esperienza coniugale a servizio degli altri, sempre in uno spirito scevro da facili giudizi moralistici. Agli incontri di preghiera, che si tengono una volta al mese, si affianca, sempre mensilmente, un momento di catechesi in cui ci si confronta su interrogativi cruciali. “Come superare la solitudine?”; “Come fare in modo che dal trauma si ricavino elementi positivi per continuare una vita soddisfacente e dignitosa?”; “Come riuscire a perdonare?”.

«La bellezza di queste iniziative – racconta padre Bachelet – è che ciascuno si sente liberamente condotto ad aprire gli occhi sulla propria parte di responsabilità. Posso testimoniare molti casi di autentica conversione. Lo sforzo è diventare gradualmente consapevoli che, pur nella sofferenza di una non piena comunione nel caso dei risposati, in virtù del Battesimo si può dare tanto alla Chiesa». L’età media di chi si ritrova nei gruppi di preghiera è tra i 40 e i 50 anni, in prevalenza donne. Una giornata al mese è dedicata ad un ritiro in una località laziale.

Nei quattro sabati di novembre la parrocchia San Giovanni Battista De Rossi ospiterà un ciclo di incontri-conferenze sul tema: “Matrimonio separazione/divorzio ed i figli”. Psicologi e avvocati discuteranno sul rapporto con i figli alla luce del diritto canonico e del diritto civile, sulla separazione dei genitori nel vissuto dei figli e sull’immaturità con cui spesso ci si accosta al matrimonio. «Non ci si può preparare ad una scelta come quella della vita coniugale con un corso frequentato in maniera affrettata mentre si pensa all’imbianchino che sta terminando i lavori della nuova casa o alle bomboniere per festeggiare le nozze» è il monito del fondatore dell’associazione in questione Ernesto Emanuele. La pastorale familiare, dal canto suo, continua a promuovere occasioni di dibattito attorno a questi aspetti. Nell’aprile scorso la parrocchia, i separati e i divorziati cristiani erano al centro del 1° Convegno regionale in pastorale della famiglia e un mese fa ancora di questo si tornava a parlare nell’ambito dell’incontro diocesano del clero. «Il fatto è che non si sa cosa è l’amore – conclude padre Bachelet – si confonde l’amore di sentimento con l’amore di volontà. Qui sta il tranello. L’amore è un dono, non un egoismo a due. È questo che bisogna insegnare con forza fin dall’adolescenza».

26 ottobre

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