Al Complesso del Vittoriano “Giotto e il Trecento”
In mostra venti capolavori del “più Sovrano Maestro stato in dipintura” e oltre cento opere di pittori come Cimabue e Pietro Lorenzetti, e scultori come Arnolfo Di Cambio di Francesca Romana Cicero
A oltre 70 anni dall’ultima mostra, il Complesso del Vittoriano ospita un’esposizione di oltre 150 opere d’indiscusso livello e qualità dedicata all’artista-simbolo dell’intero Medioevo: “Giotto e il Trecento. Il più Sovrano Maestro stato in dipintura”.
Occasione per ricostruire l’intera carriera di Giotto grazie al contributo di ulteriori approfondimenti critici storico-artistici di valenti studiosi, l’esposizione, nella prima parte, potrebbe non incontrare il favore dei cosiddetti puristi dell’arte contrari al ricorso di supporti multimediali che – pur mostrando capolavori inamovibili, non visibili ad occhio nudo nei particolari più segreti – rispondendo solo ad esigenze meramente economiche, tese a limitare altissimi costi, segnerebbero la fine della fruizione in presenza dell’originale.
Occasione, inoltre, di restauro e promozione di città d’arte (ben 8 regioni recano tracce del passaggio di Giotto) mediante circuiti archeologici, manifestazioni storiche o religiose, la mostra testimonia come Giotto sia stato uno dei più grandi esegeti che ha mostrato quanto «la teologia e la fede abbiano bisogno di ristabilire quell’alleanza feconda con l’arte, perché l’arte e la fede sono sostanzialmente sorelle» (monsignor Ravasi).
Presenti in mostra venti capolavori del maestro, che dipingeva “come fosse vero”. In queste opere si trova il richiamo alle sacre rappresentazioni e all’arte classica in uno spazio nuovo, tridimensionale, che contiene i semi prospettici del Rinascimento, e si ammanta della delicata intensità dei volti, che ormai hanno perso la fissa ieraticità medievale dalle emozioni sopite o accennate nei gesti.
I colori ricorrenti sono quelli liturgici dell’oro, che per preziosità e intensità di luce si addicono solo al Divino; dell’azzurro del mantello della Madonna, della pienezza di Dio, o del cielo stellato che rimanda al 4° giorno della creazione. Infine del verde della speranza di salvezza nella Redenzione, e del rosso della passione di Cristo e dell’amore nelle sue sfumature umane e divine.
Considerato a tutti gli effetti il primo pittore italiano, la fama di Giotto è documentata nelle “citazioni e trattazioni” di tanti artisti e nell’influenza esercitata sull’arte suntuaria (in special modo in manoscritti miniati e opere di oreficeria).
Tra le opere in mostra – tra polittici, preziosissime opere su tavola, sculture etc. – si segnalano capolavori di grandi maestri come i pittori Cimabue, Simone Martini, Pietro Lorenzetti, gli scultori Arnolfo di Cambio e Giovanni Pisano.
La scelta di effettuare la mostra a Roma va intesa anche a sottolineare il ruolo che l’Urbe e i suoi monumenti antichi svolsero nella formazione del linguaggio di Giotto, che in essa lasciò opere fondamentali, promosse dal cardinale Jacopo Stefaneschi. L’attività di questo prestigioso committente è presente con resti del mosaico della Navicella, parte del Trittico per la basilica, immagini dei Santi Pietro e Paolo nel Tesoro di San Pietro e manoscritti conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana.
“Giotto e il Trecento. Il più Sovrano Maestro stato in dipintura” c/o il Complesso del Vittoriano, via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali). Fino al 29 giugno 2009. A cura di Alessandro Tomei in collaborazione con Claudia Viggiani. Catalogo: Skira, 35 euro. Biglietto: intero 10 euro; ridotto 7,50 euro. Orario: dal lunedì al giovedì dalle 9.30 alle 19.30; venerdì e sabato fino alle 23.30; domenica fino alle 20.30. Informazioni: tel. 06.6780664.
10 marzo 2009