“Al Quadraro” il Consultorio senza barriere

Inaugurata la nuova piattaforma elevatrice. La struttura già attenta alle persone con disabilità. La presentazione del volume “Vedere oltre. Finestre su una storia” di Laura Badaracchi

Un segno concreto per rendere ancora più accessibile una struttura a servizio del territorio e dell’inclusione sociale, come il Consultorio familiare diocesano “Al Quadraro”. Ieri (giovedì 24 febbraio 2011) è stata inaugurata ufficialmente la nuova piattaforma elevatrice che ha permesso l’abbattimento di tutte le barriere architettoniche, in un luogo già attento a chi vive l’handicap sulla propria pelle: si tratta, infatti, dell’unico consultorio romano con un ambulatorio ginecologico per donne con disabilità. E proprio al primo piano della struttura si è svolta la presentazione del volume “Vedere oltre. Finestre su una storia”, edito da Effatà e scritto da Lucina Spaccia, madre di una ragazza nata prematura e poi disabile.

«La piattaforma, di recente installazione, ci consente di accogliere una più ampia tipologia di utenti, perché migliora l’accesso alla struttura – ha rilevato Enrica Cichi, direttrice del Consultorio –. Un’occasione privilegiata per un’ulteriore sensibilizzazione verso il problema dell’handicap e per rinsaldare e ampliare la rete di contatti fra gli operatori delle strutture del settore». A sperimentare l’ascensore, la deputata Ileana Argentin, che ha dichiarato con soddisfazione: «Tante altre persone, in carrozzina come me, potranno accedere»; inoltre ha osservato che in Italia esistono soltanto quattro consultori pubblici con ambulatorio ginecologico accessibile: «Preferirei tante leggi che garantissero strutture come questa; se ci fossero, forse non si parlerebbe di testamento biologico, che può essere un pericolo».

Tuttavia, oltre alle barriere architettoniche, «bisogna abbattere quelle più pericolose, che stanno nella testa e nel cuore della gente», ha osservato Claudio Cecchini, assessore alle Politiche sociali della Provincia di Roma, che ha finanziato miglioramenti dei locali e acquisto di attrezzature diagnostiche. Sul cambiamento profondo di mentalità ha insistito l’autrice del libro, insegnante: le pagine sono un lungo colloquio con la neuropschiatra infantile Silvia Maffei, scomparsa prematuramente, che ha sostenuto lei e il marito aiutandoli a trasformare anzitutto la loro idea di disabilità. Percorrendo «un cammino come famiglia, vivendo il quotidiano con un progetto, un’altra attenzione. E gradualmente nostra figlia ha preso coscienza di chi è, di quanto vale, di cosa può fare con i suoi limiti percezione».

Secondo Lucina, si tratta di un «modello esportabile», che aggiunge al sostegno genitoriale una valida «rete terapeutica» di cui possono far parte – ad esempio – la musicoterapia come la piscina, il gruppo Scout come gli esercizi di riabilitazione e autonomia, per far sentire il proprio figlio «protagonista con tutti i suoi limiti». Chi convive con un handicap, infatti, ha molto da dare: lo ha rilevato monsignor Paolo Mancini, segretario generale del Vicariato e incaricato del Centro per la pastorale famigliare: «Abbiamo bisogno delle persone diversamente abili», ha ribadito, definendo «tesoro» la sua esperienza triennale di servizio al Cottolengo di Torino. «Come operatori volontari, vogliamo metterci a disposizione soprattutto di chi è meno fortunato di noi – ha concluso il direttore sanitario Roberto Grande – affinché questo consultorio sia sempre più utilizzato come servizio per tutti, per la città, per chi ne ha bisogno».

25 febbraio 2011

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