Annibale Carracci al Chiostro del Bramante
Una «pittura tutta italiana» per i centoventi capolavori, tra dipinti e disegni, del maestro bolognese di Francesca Romana Cicero
Al Chiostro del Bramante è allestita una mostra – proveniente da Bologna – che celebra la bellezza classica in Annibale Carracci, che si apre alla rappresentazione del vero e della natura. Superate le classicheggianti interpretazioni critiche del passato, il percorso intende ricostruire le progressive sperimentazioni di questo pittore bolognese, che ha obbedito al comandamento dei «dipintori» di «parlare con le mani». Sperimentazioni che scandiscono la sua esistenza, pur breve, e che muovono dai grandi modelli del passato – Correggio, Tiziano, Raffaello, e Michelangelo – per sollevarsi oltre il manierismo cinquecentesco con scelte più squisitamente legate al reale, apprezzate anche dal contemporaneo Caravaggio, solitamente avaro di complimenti.
I 120 capolavori esposti riflettono le esigenze formali e le scelte operate nel corso degli anni a tal punto da avere l’impressione – come avverte Riccomini, uno dei curatori della mostra – di osservare una collettiva di maestri del passato più che una monografica, in quanto «il vero non è mai uguale a se stesso».
Le opere appartengono a generi diversi (dipinti; disegni tenuti in gran conto da collezionisti antichi e moderni; una pianeta del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze) e sono distribuite su due piani – in spazi che risultano piuttosto angusti – in 8 sezioni interamente dedicate a Carracci, fatta eccezione per i dipinti del Passerotti, suo maestro nel ritrarre i soggetti più umili. Lo storico Giulio Mancini lo lodava come «pittore universale, sacro, profano, ridicolo, grave e vero pittore».
L’esposizione evidenzia la novità della sua pittura, autonoma dalle varie scuole: una «pittura tutta italiana». Accanto a scene mitologiche – tra tutte dominano la “Venere con satiro”, di straordinaria sensualità, nonostante il modello anatomico ispiratore sia stato il cugino Ludovico, e l’allegoria della “Verità che trionfa sulla frode” – trovano spazio gli autoritratti, i soggetti legati a momenti della quotidianità – come il “Ragazzo che gioca con la scimmia” o i “Bambini che giocano con il gatto” – e s’impongono, con la loro monumentale trionfalità, la serie delle Madonne e resurrezioni.
Chiude idealmente il percorso di quest’artista emiliano-romano salutato come il «nuovo Raffaello» , accanto al quale giace al Pantheon, una “Pietà” di michelangiolesca memoria. Dipinto elegiaco in cui la Madonna, appoggiata al sepolcro vuoto, sinonimo di Resurrezione, sostiene la testa del figlio morto, di apollinea bellezza. Con afflizione la Madonna ne constata la morte, mentre un putto, che prova a sollevare la mano sinistra inerte del Cristo, guarda verso un altro putto che tocca la corona di spine. «Emozione struggente tanto più è sopita nell’espressione» (Carel van Tuyll).
La decorazione della Galleria e del Camerino di Palazzo Farnese (sede dell’Ambasciata di Francia), è evocata attraverso supporti multimediali. Gli affreschi costituiscono l’apice dell’arte di Carracci e, nello stesso tempo, a causa dell’insoddisfacente riconoscimento da parte del committente e mecenate – il cardinale Odoardo Farnese, che non lo paga e lo tratta come «il più tristo dei garzoni» – determinano l’origine di quella melanconia che lo condurrà gradualmente alla morte a soli 37 anni.
“Annibale Carracci”, fino al 6 maggio al Chiostro del Bramante, via Arco della Pace. Orari: da martedì a venerdì dalle 10 alle 20; sabato dalle 10 alle 23; domenica dalle 10 alle 21 (la biglietteria chiude un’ora prima). Orari delle festività: Pasqua domenica 8 aprile, lunedì dell’Angelo, 25 aprile, primo Maggio: dalle 10 alle 21. Biglietti: intero 9 euro; ridotto (martedì per tutti) 7 euro; gruppo oltre le 15 persone 7 euro; ridotto per le scuole 4.50 euro. Curatori: Daniele Benati ed Eugenio Riccomini. Catalogo Electa. Informazioni: telefono 06 68809035; sito internet www.chiostrodelbramante.it.
7 febbraio 2007