Approvata la manovra fiscale 2011-2014
Le opinioni di Adoc, Associazione per la difesa e orientamento dei consumatori, Forum regionale del terzo settore e Associazione famiglie numerose di Laura Badaracchi
Approvata nel pomeriggio di venerdì scorso (15 luglio) dalla Camera dei deputati, la manovra fiscale 2011-2014 prevede che i tagli indistinti e lineari a tutte le 483 agevolazioni fiscali, i più critici per le famiglie, partano con il 2013: la sforbiciata sarà del 5%, mentre passerà al 20% nel 2014. Fra le numerose voci, vengono colpiti i nuclei con figli a carico, le spese scolastiche, mediche e per gli asili nido, per i farmaci e i mutui. Si tratta delle più comuni detrazioni e deduzioni di cui tutti i contribuenti si avvalgono al momento della denuncia dei redditi, a cui si aggiunge una revisione del regime di Iva agevolata. A subire decurtazioni saranno anche terzo settore e onlus, oltre ai trasferimenti alle Regioni. Il gettito previsto da destinare alla correzione del deficit sarà pari, a regime, a 20 miliardi di euro.
È scattato immediatamente, invece, il ticket sanitario da 10 euro sulle ricette mediche, sulla diagnostica e la specialistica, e da 25 euro sui codici bianchi del pronto soccorso: misura duramente contestata dall’Adoc, l’Associazione per la difesa e orientamento consumatori. «Diventa una sorta di “tassa d’agosto” a carico degli anziani soli che si sentono male e sono costretti ad andare in ospedale», evidenzia Carlo Pileri, presidente dell’Adoc, suggerendo che l’ondata di caldo torrido «rappresenta un disagio diffuso e avrebbe dovuto essere affrontata con misure a sostegno delle fasce deboli, come sgravi fiscali totali sulle bollette della luce dei mesi estivi per gli over 75 intestatari delle bollette, ed esenzioni fiscali quelli che acquisteranno condizionatori per la casa di residenza».
Critico anche Gianni Palumbo, portavoce del Forum terzo settore Lazio: «È una manovra che aggrava le condizioni sociali del Paese: non pensa a investimenti di sviluppo che consentano di avere ulteriori margini di crescita e una riduzione del debito pubblico. Siamo nell’ambito di una filosofia in cui l’economia viene prima di tutto: l’uomo e l’ambiente sono concepiti in sua funzione, con un atteggiamento ragioneristico che non tiene conto della situazione sociale». Cruciali, a suo parere, i tagli agli enti locali, «che rispondono per primi ai bisogni del welfare territoriale: le riduzioni vanno a toccare direttamente le famiglie, con una riduzione di servizi e costi maggiori. Tutto ciò avrà una ricaduta enorme sulle fasce giovanili: continua a essere impedita la progettazione del loro futuro. Di fatto, il welfare di comunità viene smantellato». Potevano essere fatte altre scelte, insiste Palumbo: «Ad esempio, meno armi: con il costo di un cacciabombardiere si potrebbero aprire centinaia di asili, alcuni ospedali potrebbero essere rimessi in funzione. Viene favorito chi già ha, invece di intervenire su chi non ha e a vantaggio delle fasce più deboli, per non parlare degli invisibili: i malati mentali, i detenuti in carceri sovraffollate…». Dopo la manifestazione di qualche settimana fa davanti a Montecitorio, organizzata dal Forum terzo settore, «a livello locale stiamo lavorando per costituire un fronte di mutuo aiuto con i sindacati, con ordini professionali di psicologi e assistenti sociali, per fare massa critica e lavorare in maniera congiunta», annuncia il portavoce del Forum laziale.
«La manovra approvata venerdì scorso? Penso sia l’ultimo colpo di coda di un governo che va contro la vita: i tagli creeranno moltissime situazioni di povertà, soprattutto tra le famiglie numerose che saranno le prime a essere colpite, mentre non vengono decurtati gli stipendi dei parlamentari, agevolati in tutti i modi. Molte coppie decideranno di non avere figli, molti non si sposeranno, saranno colpiti a macchia d’olio tutti i nuclei familiari: il problema è diventato l’acquisto dei beni di prima necessità», denuncia Angelo De Santis, responsabile con la moglie Monica della sede laziale dell’Associazione nazionale famiglie numerose, che nella regione conta oltre un migliaio di famiglie associate, ciascuna con almeno 4 figli. Sposati da 25 anni, hanno 6 figli tra i 24 e i 6 anni: la primogenita si sta per laureare in lettere, altri due vanno all’università. «Togliere le detrazioni e le deduzioni alle famiglie significa affamarle. E vuol dire che le promesse che ci sono state fatte restano soltanto spot elettorali», osserva Angelo. Ribadendo che invece le famiglie rappresentano «il futuro del Paese, il volano per far ripartire aziende e industrie. Insieme alle altre realtà dell’associazionismo familiare, non è escluso che scenderemo in piazza per un nuovo “Family day”: il 12 maggio 2007 eravamo un milione».
18 luglio 2011