Atenei, radici della cultura e del progresso

L’apertura del IX Simposio dei docenti universitari. Il cardinale Vallini: «L’università, luogo per sviluppare l’intelligenza». Il ministro Profumo: «Rafforzare il legame tra formazione e lavoro» di Maria Elena Rosati

Aperta giovedì 21 giugno con una cerimonia inaugurale alla Protomoteca del Campidoglio, la IX edizione del Simposio internazionale dei docenti universitari: tre giorni di dibatti, incontri e workshop dedicati al tema «Giovani, formazione e università». L’evento, organizzato dall’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria, che celebra i 20 anni di attività sotto la guida del vescovo Lorenzo Leuzzi, è stato un’occasione di confronto su possibilità e risorse delle istituzioni universitarie e di riflessione sul ruolo che svolgono nella crescita delle nuove generazioni. Speranza, ottimismo, fiducia, le parole chiave degli interventi del dibattito introduttivo presentato da Cesare Mirabelli, presidente della Corte costituzionale e docente dell’Università di Tor Vergata, e moderato dal rettore della Lumsa, Giuseppe Dalla Torre.

«Nelle università il sapere scientifico si coniuga con educazione e riferimento ai valori – ha detto il sindaco Gianni Alemanno -. In questo momento di crisi, è fondamentale che gli atenei si confrontino per ridare speranza ai giovani». Mentre il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, ha sottolineato che «dal lavoro di questi giorni può nascere un nuovo modello di sviluppo e una risposta civile alla crisi economica e sociale». Ottimismo e fiducia nelle possibilità di cooperazione tra esperienza educativa e realtà professionale nel discorso del ministro dell’Istruzione, università e ricerca Francesco Profumo, per cui un legame tra formazione, lavoro e impresa, renderebbe l’università perno del sistema produttivo.

In un intervento che ha ripercorso la storia della «questione giovanile» e delle politiche educative, dai primi decenni del secolo scorso ad oggi, il cardinale Agostino Vallini ha invece evidenziato il valore dell’università come luogo dove sviluppare il desiderio di conoscenza: «Proprio nelle università – ha detto – andrebbe recuperata quella radice europea di cultura e progresso, in cui la conoscenza dell’assoluto comprendeva l’esigenza di approfondire l’intero mondo del sapere». Suggestioni raccolte anche negli interventi di Salvador Giner, dell’università di Barcellona, per cui gli atenei «devono inculcare negli studenti valori come l’interesse per la ricerca e una razionalità legata ai valori spirituali», e in quello di Maria Carmela Benvenuto, ricercatrice della Sapienza, che ha messo in evidenza la sfida dell’università moderna , cioè «sostenere i giovani nel vedere nella ricerca un impegno che coinvolge tutta la persona».

Incentrati sulla relazione tra sviluppo economico e formazione universitaria e sul rapporto università e politica estera gli interventi di Salvatore Rossi, vice direttore generale della Banca d’Italia, che ha sottolineato come lo sviluppo economico non può disgiungersi dallo sviluppo dell’intelligenza, e di Massimo Caneva, coordinatore della cooperazione universitaria per il ministero degli Affari esteri: «La formazione è il futuro della nostra politica estera – ha spiegato – perché la pace e la cooperazione possano nascere anche dall’università». I lavori del simposio sono proseguiti poi presso l’Auditorium Antonianum, con cinque workshop. Domani, 23 giugno, la conclusione con due tavole rotonde dedicate al rapporto tra giovani, lavoro e sviluppo.

22 giugno 2012

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