Avati torna al gotico

Il regista bolognese ci racconta stavolta una storia di «spaventi e paure»: nelle sale arriva “Il nascondiglio” di Massimo Giraldi

È in sala il nuovo film di Pupi Avati, che avevamo lasciato con il precedente “La cena per farli conoscere”. Questo di oggi si intitola “Il nascondiglio”, e fin dall’inizio c’è l’avviso allo spettatore di prepararsi a una storia di spaventi e paure. La trama ci fa conoscere una donna che, uscita da un lungo ricovero in una clinica psichiatrica, decide di aprire un ristorante italiano a Davenport, cittadina dell’Iowa, nel Midwest americano. Ma il luogo prescelto nasconde un terribile segreto che porterà la donna a credere di essere ricaduta nella sua malattia mentale.

«Il genere è gotico – dichiara Avati- quello che ho già indagato in film come “La casa delle finestre che ridono”, “Zeder”, “L’arcano incantatore”. Vi torno con gioia, perché il gotico mi rimanda, come stato d’animo, a quando ero bambino e non chiedevo al cinema solo di farmi ridere, ma anche di spaventarmi». Partendo da queste premesse, bisogna dire che l’obiettivo è pienamente raggiunto. Avati ha il coraggio generoso di proporre un cinema di genere, che troppi snobbano senza avere valide alternative. Invece lasciarsi andare ad alcune paure con un fondo di autenticità (non alla Dario Argento), può essere salutare e emozionante.

18 novembre 2007

Potrebbe piacerti anche