“Baaria”, lo stile epico di Giuseppe Tornatore
Grande attesa per il film, presentato alla Mostra del cinema di Venezia, che mette al centro la vita di una famiglia siciliana di Bagheria vista attraverso tre generazioni di Massimo Giraldi
Si è inaugurata martedì l’edizione numero 66 della Mostra del cinema di Venezia. Film d’apertura, l’italiano “Baaria”, diretto da Giuseppe Tornatore. Atteso da tempo, per la complessità e la grandiosità della realizzazione: 9 mesi di preparazione, 12 mesi per le costruzioni scenografiche necessarie a ricreare in Tunisia una intera cittadina.
Ed ecco Tornatore: «Bagheria deriverebbe da Bab el gherid, che in arabo dovrebbe voler dire Porta del vento, ma noi l’abbiamo sempre chiamata Baaria, provincia di Palermo, il paese dove sono nato. Da più di venti anni rimugino di fare un film su quella stagione ineffabile e senza tempo di una vita che si snodava in poche strade e finiva alla rotonda di Palagonia».
La storia mette al centro una famiglia siciliana vista attraverso tre generazioni: da Cicco al figlio Peppino al nipote Pietro. L’arco temporale è quello degli ultimi sessant’anni italiani. Peppino diventa un militante del Pci e ne vive le conseguenti difficoltà; gravi non meno di quelle legate alla sua storia d’amore con Mannina, che riuscirà a sposare solo dopo molto affanni. Tornatore sceglie uno stile epico, costruisce un poema dal respiro spesso incontrollabile, calato nella polvere delle strade. Non sempre i versi si accordano tra loro, ma anche le dissonanze fanno parte di questo affresco smisurato.
7 settembre 2009