Eugenia Roccella

La famiglia è «agenzia di pace importante quanto trascurata» per la giornalista e portavoce del Family Day di Massimo Angeli

È la famiglia il luogo dove si impara la pace, scrive Papa Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale della pace 2008. Ma proprio la famiglia, così importante per imparare a costruire relazioni solidali, appare sempre più osteggiata e messa all’angolo. Di questo abbiamo parlato con Eugenia Roccella, giornalista e portavoce del Family Day.

Dottoressa Roccella, il Papa dice che una politica a favore della famiglia serve alla pace universale. Un’idea tanto semplice quanto folgorante…
È vero, ma è nell’esperienza di tutti che la famiglia è il luogo delle relazioni pacifiche, dove ognuno è affidato all’altro e raccoglie i bisogni dell’altro. Ma un’agenzia di pace tanto importante quanto trascurata.

Se dovesse fare una classifica dei Paesi che più “ostacolano”, in maniera diretta o indiretta, la famiglia chi ci metterebbe e perché?
In primo luogo i Paesi dove la libertà della donna è svilita da politiche demografiche per il controllo delle nascite, dove si attuano sterilizzazioni di massa, quindi Cina e India. Ma anche in occidente non stiamo molto bene. In Europa abbiamo un’idea sbagliata dei diritti individuali. Le persone non sono solo individui, ma soggetti inseriti all’interno di un tessuto di relazioni. La tendenza a considerare solo il singolo come soggetto di diritto, unita alle possibilità che offre la tecnoscienza, da origine a grossi pericoli per la famiglia.

E l’Italia come sta? Quali diritti che riguardano le famiglie sono oggi minacciati?
In Italia la famiglia è ancora forte. Ci sono legami forti e visibili, però c’è il crollo delle nascite. Altrove non c’è questa stessa cultura della famiglia ma si fanno più figli. È evidente allora che la causa è la scarsa attenzione da parte della politica, che considera il figlio come un lusso privato. Penso anche che nei Paesi, come il nostro, dove ci sono grossi flussi migratori, sia fondamentale l’incontro delle famiglie. Il dialogo interculturale è un fatto molto concreto che si costruisce nella quotidianità e in questo le donne possono dare un grosso apporto.

Ma a chi interessa indebolire la famiglia?
Molta della filosofia post moderna punta sull’assoluta autodeterminazione del singolo. Non c’è più una verità oggettiva ma un’idea relativa su tutto. Questo genera una deriva culturale nel momento in cui queste idee diventano senso comune. Non credo ai complotti ma ad una deriva filosofica complicata dall’invadenza del mercato, mercato che deve rimanere fuori dai terreni dell’etica. In America esistono già banche dell’embrione dove è possibile comprare il figlio su misura. Tutto questo è inaccettabile.

Per la pace familiare, dice il Papa, sono necessarie due condizioni: l’apertura a un patrimonio trascendente di valori e una saggia gestione dei beni materiali. Un monito allo stile di vita di tanti italiani…
L’apertura al trascendente è fondamentale per l’affidamento reciproco. Se lo negassimo tutto sarebbe minato alle fondamenta. La famiglia è il contrario del mercato. Per dirla con Chesterton, una cellula anarchica dove vigono delle regole proprie, che non sono né dello Stato né del mercato. Una camera di compensazione a protezione dell’individuo. Se gli togli la famiglia, l’individuo diventa il perfetto consumatore, solo davanti al mercato e allo stato.

Dopo il 12 maggio quali sono stati i rapporti con le istituzioni? Alcuni lamentano che la voce del Family Day sia stata zittita…
In un certo senso è vero, ma siamo noi che dobbiamo darci da fare. Il governo non ci ha dato nulla, basta guardare l’ultima Finanziaria, piccole cose per le famiglie numerose. Avevamo chiesto delle politiche audaci, ci hanno dato le briciole.

Il Forum delle famiglie ha iniziato a raccogliere firme per chiedere un fisco a dimensione familiare. Sono più necessarie le risorse economiche o un mutamento culturale per far capire che i figli non sono solo un fatto privato ma un investimento per tutta la società?
Tutte e due le cose. In Italia, il desiderio di maternità è rimasto inalterato negli ultimi 30 anni. Se le donne non fanno figli è perché è troppo oneroso. Valorizzare la maternità è un fatto culturale che deve passare per fatti concreti. Ma se alla famiglia continuo a dare gli spiccioli, quale segnale mando?

Dico, Pacs, Registri per le unioni civili rischiano davvero di creare una famiglia alternativa a quella tradizionale e di mettere in pericolo lo stesso istituto familiare?
Torniamo alle idee sbagliate sui diritti. La famiglia non è un diritto. È il luogo naturale delle relazioni condensate intorno a una nascita. E siccome un figlio va accudito almeno per una quindicina di anni, le relazioni devono anche essere stabili. Non è un caso che la famiglia abbia sempre avuto la stessa connotazione. Ai tempi dell’antica Grecia le relazioni omosessuali erano accettate, ma nessuno pensava che fossero famiglia.

Lei si è molto occupata di aborto. Mi spiega perché la politica è così interessata ad un metodo abortivo?
Perché quel metodo serve a scardinare la legge 194. La legge prevede che l’aborto sia praticato in strutture pubbliche; se lo permetto anche a domicilio, creerò delle prassi in contrasto con la legge, che ad un certo punto ci faranno dire: è ora di cambiare la legge. Proprio quello che è accaduto in Francia, dove le minorenni adesso possono abortire anche senza il permesso dei genitori.

Ma non è che lo Stato abbia in qualche modo paura della famiglia? In fondo il singolo è più facilmente controllabile…
Questo è vero nei regimi totalitari. In Cina, durante le carestie, si smembravano le famiglie perché facevano sopravvivere anche i componenti deboli, i bambini e gli anziani, mentre allo Stato interessava solo l’adulto che produce. Nelle democrazie credo che si tratti solo di disattenzione. Lo Stato ha tutto l’interesse a tenere la società coesa, e la famiglia è capace di farlo. In una società che invecchia come la nostra, cosa succederebbe se le famiglie non si occupassero più degli anziani? È solo una mancanza di lungimiranza. Uno stato sociale solo per i single sarebbe molto più oneroso di questo.

28 dicembre 2007

Potrebbe piacerti anche