“Biancaneve” coinvolge non solo i bambini
Una rivisitazione della favola dei Sette Nani, in cui l’adolescente principessina mette in crisi il padre passando le notti in discoteca di Massimo Giraldi
Segnaliamo questa settimana il film “Biancaneve e gli 007 nani”. Si tratta di una produzione statunitense ma non bisogna pensare a Disney. A conferma del fatto che certi nomi sono entrati in una dimensione popolare universale, qui Biancaneve è affidata a nuovi realizzatori; e, soprattutto, è inquadrata in quella cornice narrativa mutuata direttamente dalla fantasy cinematografica che mescola generi e periodi, unendo con disinvoltura il passato e il presente. Il tutto è reso necessario dalla constatazione che, per tenere viva l’attenzione di un pubblico di giovanissimi, non è possibile rinunciare ai richiami della contemporaneità.
Eccoci allora in un remoto Regno delle Favole, dove l’adolescente Biancaneve, rimasta orfana della regina adorata dalla gente per la sua generosità, mette in crisi il padre, passando le notti in discoteca e comunicando in videocellulare con le sue amiche. Riuscendo solo dopo alcune peripezie a capire di dover cambiare rotta, perché «la vera bellezza viene dall’aiutare il prossimo». A margine della vicenda, due animaletti, Mambo e Munk, commentano i fatti, cercando di forzare gli equilibri consolidati tra Bene e Male. Le regole sono rispettate: si comincia con «c’era una volta» e si finisce con «e vissero tutti felici e contenti». Per i bambini lo spettacolo è semplice e coinvolgente. E i genitori possono restare con loro.
5 ottobre 2009