Con il Sinodo il riscatto dell’Africa

Un convegno alla Provincia di Roma per conoscere e approfondire l’assemblea dei vescovi, in programma in Vaticano dal 4 al 25 ottobre di Mariaelena Finessi

I “nuclei di resistenza e di innovazione”: è la novità più stimolante dell’attuale momento politico africano perché «socialità emergenti creano reti di interesse, costruiscono stili di comunicazione, fanno avanzare il fronte della consapevolezza pubblica». A metterla in luce è Jean-Léonard Touadi, deputato al Parlamento italiano, aprendo il convegno su “Il secondo Sinodo africano, un evento da conoscere e celebrare”, organizzato il 1° ottobre presso la sede della Provincia di Roma in vista, appunto, della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà in Vaticano dal 4 al 25 ottobre. Tra gli ospiti, il presidente della Misna padre Venanzio Milani, il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, padre Fernando Zolli (Cimi, Conferenza istituti missionari d’Italia), e i rappresentanti dell’Ucsi Lazio e della Focsiv.

Touadi, italiano d’adozione ma di origini congolesi, punta quindi il dito contro chi ha abusato della sua terra: la storia recente insegna che in Africa il sogno dell’indipendenza, del riscatto dal colonialismo è finito nel tradimento. Consumato dai Paesi occidentali, è vero, «ma con la complicità dei potentati africani».

Lo svolgimento del Sinodo rappresenta una grossa opportunità per il vice rettore della pontificia Università Urbaniana di Roma, reverendo Godfrey Igwebuike Onah: «Il Sinodo, che vuol dire “camminare insieme”, è un’assemblea dei vescovi della Chiesa nella sua universalità e non solo dei vescovi africani. Ed è bene che sia fatta a Roma perché solo così possiamo sperare che ci ascolti la comunità internazionale, espressione dei paesi più ricchi e potenti». Il nigeriano Onah avverte: «Se il mondo fa credere ai giovani africani delusi, come già accade in Medio Oriente, che la risposta ai problemi è nell’assalto al resto del mondo, a tremare saranno tutti». Per il momento la presenza dei missionari che insegnano il perdono rappresenta un deterrente all’esplosione della rabbia. «Per questo dovrebbe interessare il mondo – termina Onah –. Qualsiasi cosa la Chiesa fa per rinnovare lo spirito cristiano in Africa, lo fa per il mondo intero».

Anche padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, pensa che Roma sia una buona occasione per far sentire il grido dell’Africa, quel grido riassunto anche nel documento preparatorio all’incontro episcopale dove dice che «l’Assemblea Sinodale dovrebbe far sentire il grido dei poveri, delle minoranze, delle donne offese nella loro dignità, degli emarginati, dei lavoratori mal pagati, dei rifugiati, dei migranti, dei prigionieri». Nel voler individuare i mali dell’Africa, padre Zanotelli cita le colpe del passato coloniale: «La ricchezza del suo sottosuolo è la sua maledizione». Un male non più grave del presente neocolonialista, con le industrie petrolifere che starebbero «distruggendo l’ecosistema»; quindi la cooperazione «affaristica» con il «calo costante da parte dei nostri governi di destra e di sinistra, dei fondi per la cooperazione»; il debito ancora da cancellare, nonostante le promesse. Tragedie, tutte, che spingono all’esodo, per scoprire che emigrare non è più un diritto e che «il clandestino diventa ora criminale».

«Come madri – conclude suor Elisa Kidanè, consigliera generale delle missionarie comboniane, che al Sinodo parteciperà, al pari del reverendo Onah, in qualità di esperta –diciamo che non ne possiamo più di vedere i nostri figli trattati come zimbelli dai Paesi che sfruttano le nostre materie e ora ci gettano in mare. Non ne possiamo più dei convegni in cui si parla di noi mentre nelle nostre mense non arriva nulla».

2 ottobre 2009

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