Canfora: ecco l’Unità di Crisi della Farnesina

L’esperienza del vice-capo della struttura operativa del Ministero degli Esteri, guidata da Elisabetta Belloni, prima donna ad assumere tale incarico di Francesco Lalli

Ogni volta che c’è una catastrofe, un rapimento, una situazione di grave pericolo, sono loro che intervengono per aiutare i nostri concittadini. Parliamo dei membri dell’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri. Per l’occasione romasette.it ha intervistato Maurizio Canfora, giovane vice-capo dell’Unità. Console per tre anni in Australia e poi vice-capo missione nella nostra ambasciata in Lussemburgo, prima di arrivare stabilmente alla Farnesina ha maturato anche una lunga esperienza nel campo dell’assistenza ai connazionali all’estero per quel che riguarda le sottrazioni dei minori.

Dottor Canfora, il numero di Paesi potenzialmente a rischio in questi ultimi anni è cresciuto in maniera inaspettata. Si potrebbe affermare che la minaccia è diventata “globale”?
Dalla fatidica data dell’11 settembre 2001 vi è stato un cambiamento essenziale. Noi non parliamo più di singoli Paesi a rischio, ma riteniamo che tutti i Paesi possono, con gradazioni diverse, rappresentare scenari d’emergenza che richiedano l’intervento del Ministero degli Affari Esteri. Quindi, al di là di quelli che rimangono dei casi classici, come potrebbe essere l’evacuazione in circostanze socio-politiche critiche, oggi bisogna considerare nuovi elementi e scenari di crisi completamente differenti. Basta solo considerare che la crescente offerta di voli low-cost ha aumentato in maniera esponenziale il numero di italiani che si spostano rispetto a 10 o 15 anni fa. Ciò significa che nuovi elementi di pericolosità come il diffondersi su scala mondiale di episodi terroristici, i fattori epidemico-sanitari e anche le calamità naturali possono potenzialmente coinvolgere una quantità maggiore di connazionali.

Com’è stato aggiornato in questo contesto il lavoro dell’Unità di crisi?
Noi operiamo con una struttura abbastanza piccola e snella, il cui lavoro è fondato – oltre che sull’effettuazione di interventi operativi quand’è necessario – soprattutto sull’attività di analisi del rischio e di prevenzione. Ciò implica la pianificazione d’interventi basati principalmente sulla raccolta d’informazioni. L’altro aspetto essenziale è quello del monitoraggio e dell’aggiornamento dei dati sulla presenza italiana nel mondo. Su entrambi i versanti, ci serviamo dei dati che ci provengono dall’intelligence, dalla rete diplomatico-consolare, dalle imprese italiane all’estero, dalle ONG, etc. Una volta raccolti questi elementi, li incrociamo e realizziamo, per ogni Paese del mondo, un piano d’emergenza per la gestione di eventuali situazioni di crisi. Il nostro compito non si esaurisce solo con l’assistenza agli Italiani: su loro richiesta, ai sensi dell’articolo 20 del Trattato sulla Comunità Europea, è nostro dovere occuparci di quei cittadini europei che non abbiano una loro ambasciata nel Paese in cui è in corso un’emergenza.

Quali servizi mettete a disposizione per gli italiani che si preparano ad un viaggio?
Bisogna innanzi tutto premettere che, secondo dati dell’Ufficio Italiano Cambi, ci sono ogni anno 50 milioni di viaggi da e per l’Italia. Un flusso che non è molto facile controllare e proprio per questo, sfruttando le potenzialità della rete, abbiamo inaugurato un sito internet, www.dovesiamonelmondo.it, grazie al quale – nel pieno rispetto della privacy – è possibile lasciare recapiti, indirizzi, contatti, da parte di chi si mette in viaggio in modo da poter essere rintracciato. Le informazioni vengono conservate fino a 48 ore dopo la conclusione del viaggio. Un altro servizio è rappresentato dal sito www.viaggiaresicuri.it, grazie al quale è possibile informarsi, anche da parte di agenzie di viaggio o tour operator, sulle condizioni di rischio degli stati. Nei casi di pericolo estremo, infine, è prevista la possibilità, attraverso compagnie telefoniche che consentano il “roaming”, di localizzare gli Italiani all’estero e di contattarli tramite SMS.

Quale ruolo giocano i mass media nell’ambito delle operazioni più delicate? Penso al caso del rapimento di Giuliana Sgrena o di Domenico Mastrogiacomo.
Fondamentale. Nel mondo di oggi è impossibile prescindere dai mass media, anche per questo il nostro servizio stampa è di grande professionalità. In primo luogo occorre che il pubblico abbia un’informazione corretta e realistica dell’attività messa in campo dal governo attraverso noi. In secondo luogo, la comunicazione è essenziale per la gestione della crisi perché il diffondersi di notizie allarmistiche può creare una percezione dell’emergenza peggiore rispetto alla realtà.

Il momento più difficile per il vostro servizio?
Ogni crisi ha la sua storia, quindi, quella che le posso dare è solo una mia impressione personale. Credo si tratti di quelle situazioni d’incertezza dove non abbiamo una consapevolezza chiara del destino dei nostri concittadini come, ad esempio, nel caso del sequestro di persona o dell’incidente aereo. Si tratta di momenti molto più difficili da gestire sul piano umano.

A capo dell’Unità dal 2004 c’è Elisabetta Belloni, prima donna ad assumere un tale incarico. Lei che vi lavora a stretto contatto può dire qual è il contributo della sensibilità e della professionalità femminile sul tipo di crisi che siete chiamati a gestire?
Non è la prima volta che lavoro per un capo donna. Nel caso di Elisabetta Belloni l’elemento più qualificante è l’alto senso dello Stato. Se devo individuare delle peculiarità derivanti dal suo essere donna, credo si tratti dell’eccezionale sensibilità dimostrata nella gestione del rapporto con i familiari di vittime e nella grande capacità di comunicare in situazioni di crisi. Su questi aspetti Elisabetta Belloni ha molto da insegnare.

23 gennaio 2008

Potrebbe piacerti anche