Caritas, in viaggio dentro i luoghi dell’«altra Roma»

Il tour tra ostelli, mense e altri centri della solidarietà organizzato nella Settimana diocesana della Carità, che si conclude il 9 marzo di Emanuela Micucci

Un’altra Roma. Una città che ha il volto della povertà e dell’emarginazione. Dove un gesto di carità riscalda il cuore di chi lo riceve e di chi lo dona. Una città ricca di volontari. È una Roma diversa quella che la Caritas diocesana ha fatto conoscere con la prima edizione di «Un viaggio nei luoghi della solidarietà» in occasione della Settimana della Carità, che si conclude domenica 9 marzo, Giornata diocesana della Carità, con una colletta in tutta la diocesi a favore del centro diurno per senza fissa dimora a Ostia.

Da lunedì a oggi, un «tour» in pullman tra mense, ostelli, case-famiglia e comunità. Strutture in cui toccare con mano la Provvidenza di Dio. Tra volontari, infermiere, anziani, studenti, assistenti sociali.

Sono una trentina mercoledì in via Marsala i partecipanti alla visita al poliambulatorio della Caritas, alla mensa della parrocchia della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo e alle case-famiglia per malati di Aids a Villa Glori. «Durante la Quaresima – spiega Paolo Chiatti, operatore della Caritas – abbiamo invitato le comunità parrocchiali, i volontari, le scuole a conoscere le realtà della carità presenti sul territorio». La prima tappa è proprio il poliambulatorio. Aperto dal lunedì al venerdì (15.30-19, il mercoledì dalle 9 alle 12.30), promuove la salute delle persone escluse dal sistema sanitario nazionale.

«Ogni anno visitiamo 2-3mila pazienti, 30 al giorno, di oltre 180 Paesi -spiega Gonzalo Castro Cedeno, che guida il centro studi nella struttura -. Le patologie sono quelle dell’ingiustizia, cioè le malattie dei poveri e dello stress migratorio». Annesso all’ambulatorio, un servizio farmaceutico.

Poi ci si sposta in via Gallia per la visita alla «Domus Caritatis» nella parrocchia della Natività. La mensa di 90 posti serve circa 800 pasti al giorno tra la cena (lunedì e venerdì ore 15-20) e la colazione (mercoledì e giovedì). «Ma siamo arrivati anche a 1.700», ricorda Elvira, una volontaria. Nessuna tessera di accesso, né organizzazione dei volontari. «In 27 anni non è mai mancato niente – sottolinea monsignor Pietro Sigurani, il parroco. – La mensa l’abbiamo costruita sotto la chiesa, perché tutto deve partire dalla mensa eucaristica». Nella struttura anche un dormitorio per 20 uomini malati e uno studio medico fornito di macchinari per le malattie cardiovascolari; i servizi docce e vestiario; un avvocato e un centro di ascolto.

Il pullman poi raggiunge Villa Glori, dove da 20 anni la Caritas ha aperto una casa-famiglia per malati di Aids. Oggi ospita 25 malati conclamati divisi in 2 case e un appartamento. «Siamo come una famiglia – spiega il responsabile Massimo Raimondi – Lavoriamo con i malati senza giudicarli, mantenendo uno standard di vita tra i più alti possibile, dando loro l’amore di cui hanno bisogno». Un percorso di riscatto che li porta a reinserirsi nel mondo del lavoro, ad impegnarsi in una serie di attività. La casa è aperta all’esterno con varie iniziative nel quartiere. «Le persone che vivono qui per me sono degli eroi», conclude Raimondi. Lo confermano gli studenti dell’Itis Salvemini, ascoltando le storie di due ospiti, Antonella e Ciro: «Non mollano mai e cercano di andare avanti». Alla fine del viaggio resta un bagaglio di emozioni e una certezza:«Oggi abbiamo visto un miracolo», commenta Raimondo, docente di religione della scuola. Il miracolo di un’altra Roma.

6 marzo 2008

Potrebbe piacerti anche