Compagnia dei Giovani, esempio di stile

Una mostra ricorda il gruppo che si impose sulle platee italiane e non solo tra gli anni ’50 e ’60. L’idea è dell’attore e drammaturgo Fabio Poggiali, che ne ripercorre la storia con un saggio e un documentario di Toni Colotta

Che degli attori e delle attrici si riuniscano per recitare insieme come “compagnia” è cosa usuale, che in sé generalmente lascia indifferenti i frequentatori di teatri. Si attende semmai il frutto dell’unione. Una compagnia teatrale – o “di prosa” come si diceva un tempo – riversa i talenti dei soci nella rappresentazione di spettacoli. E delle moltissime nate, cresciute e morte, da due secoli in qua, poche hanno lasciato un segno indelebile se non legato alla fama dell’attore o attrice capocomici di cartello. Chi però, di quei frequentatori, abbia vissuto in platea le vicende del teatro che contava fra gli anni ’50 e ’60 del secolo appena passato, non potrà aver cancellato dalla memoria il passaggio sui palcoscenici di una formazione del tutto anomala, quanto meno per l’assenza proprio di un capocomico: la “Compagnia dei Giovani”.

Perché parlarne oggi? Perché nel corso dell’estate prossima, in occasione di una mostra, si riparlerà di questi Giovani, rimasti tali per la loro classe sempre “fresca” anche quando incombeva il tempo della maturità. I loro singoli nomi restavano collegati a questa o a quella interpretazione che ha fatto epoca, ma nell’insieme costruirono e conservarono uno stile collettivo inimitabile. Eccoli nel loro nucleo stabile: Giorgio De Lullo, Rossella Falk, Anna Maria Guarnieri, Romolo Valli, Elsa Albani. Omettiamo altri che si sono aggiunti solo per alcuni spettacoli uniformandosi ottimamente all’impronta generale. Li troviamo tutti nel debutto al Valle con “Lorenzaccio” di De Musset e la regia di Luigi Squarzina. Putroppo De Lullo, Valli e la Albani non sono più di questo mondo ma la traiettoria che insieme impressero al loro ensemble fu così coerente nello spessore culturale da far storia a sé.

Ed è storia che per fortuna ha trovato chi ne fa memoria: Fabio Poggiali, attore, drammaturgo, docente universitario, sodale del gruppo e autore del saggio “Sulle orme della Compagnia dei Giovani”. È sua, con l’Associazione culturale Maurizio Poggiali, l’iniziativa di un recente documentario televisivo andato in onda sulla Rai, con le testimonianze di tutti i membri della compagnia. Ed è sua anche la realizzazione di una mostra che dal 5 luglio al 9 settembre sarà allestita nello spazio della Casa dei Teatri a Villa Pamphilj (largo 3 giugno 1849). Vi si troverà una massa di materiali che dettagliano l’arco ventennale di questa straordinaria esperienza applaudita da vastissimo pubblico specie giovanile, in autori diversi: da Pirandello a Colette, Patroni Griffi, Fabbri, Betti, Dostoevski; non solo in Italia ma a Londra, Parigi, Mosca e Sudamerica. «Tutti -attesta Poggiali – rimanevano impressionati da un’imponderabile alchimia di fascino, giovinezza, stile e sapienza teatrale». Fino allo scioglimento della Compagnia nel 1974.

23 aprile 2012

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