Comunali, 18 i candidati ammessi

L’ufficio elettorale centrale ha escluso dalla competizione per le prossime amministrative 4 candidati sindaco e 6 liste. Sorteggiato anche l’ordine in cui compariranno sulla scheda elettorale di F. Cif.

Non più 22 ma 18. L’ufficio elettorale centrale di piazza Marconi ha escluso 4 dei candidati alla poltrona di sindaco di Roma Capitale, “riducendo” il numero dei competitori per una tornata elettorale che vedrà confrontarsi 39 liste, contro le 45 presentate. Gli esclusi sono Matteo Corsini (sostenuto da Roma Risorge), Antonio Corvasce (Roma capitale comune), Eugenio Gemmo (partito comunista dei lavoratori), Riccardo Proietti (Alleanza tricolore).

Sei, dunque, le liste che non hanno passato il vaglio delle commissioni deputate alla verifica della documentazione allegata. La mancata ammissione di quattro di queste ha comportato l’esclusione di altrettanti candidati sindaco, in quanto erano le uniche liste di supporto alla candidatura. Si tratta di Roma Risorge (candidato Matteo Corsini), Roma capitale Comune (Antonio Corvasce), Partito comunista dei lavoratori (Eugenio Gemmo) e Alleanza Tricolore (Antonio Corvasce.) Escluse anche Liberare Roma, una delle 4 liste che supportava la candidatura di Sandro Medici, e Partito nazionale stranieri italiani, a sostegno di Alfonso Luigi Marra, che conserva comunque il supporto di 9 liste.

Sorteggiato anche l’ordine in cui i candidati compariranno sulla scheda elettorale. Il primo sarà Alessandro Bianchi, l’ultimo De Blasio, dei liberali. Per Marchini il posto numero sei, l’ottavo a De Vito (M5S). Alemanno sarà al dodicesimo posto. Marino al numero 17. Questo l’elenco completo:
Alessandro Bianchi; 2) Fabrizio Verduchi; 3) Gianguido Saletnich; 4) Sandro Medici; 5) Alfonso Luigi Marra; 6) Alfio Marchini; 7) Luca Romagnoli; 8) Marcello De Vito; 9) Stefano Tersigni; 10) Giovanni Palladino; 11) Angelo Novellino; 12) Giovanni Alemanno; 13) Simone Di Stefano; 14) Valerio De Masi; 15) Gerardo Valentini; 16) Armando Mantuano; 17) Ignazio Marino; 18) Edoardo De Blasio.

2 maggio 2013

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