Cosa c’è dietro “Il tredicesimo apostolo”

Un prodotto di successo che ha però provocato alcune segnalazioni al Comitato media e minori. La strategia di intercettare il bisogno dell’uomo di guardare a una dimensione “altra” di Elisa Manna

Quando una serie televisiva raggiunge ascolti record, come nel caso della serie prodotta da Taodue “Il tredicesimo apostolo” e in onda su Canale5, è bene andare oltre le nostre più immediate reazioni: personalmente, di fronte ai trailer dei giorni precedenti la messa in onda, immaginando una specie di “Esorcista” in salsa televisiva, mi sono ripromessa immediatamente di non sprecare tempo a seguirlo.

Ma il successo ottenuto e alcune segnalazioni giunte al Comitato media e minori che denunciano “blasfemia e corruzione” nociva per gli adulti, oltre che per i bambini (visto che la serie va in onda in orario di televisione per tutti), mi inducono a tornare sull’argomento. A parte le segnalazioni giunte al Comitato, che seguiranno il loro corso, vorrei provare a leggere quello che c’è dietro, nel bene e nel male, questo tipo di successo.

La nostra vita, anche per effetto di una crisi che non demorde, sta somigliando sempre più a quella di un ragioniere che affannosamente tenta di far quadrare un bilancio: parliamo continuamente (e come potremmo fare altrimenti) di posti di lavoro, di controlli fiscali, di cassa integrazione, tutte cose concrete, anzi concretissime, che stanno in cima da sempre ai pensieri della maggior parte delle persone e che ora sono diventati la vera agenda delle nostre giornate.

Ma i cittadini, prima che cittadini, sono esseri umani e l’uomo da sempre è “intrigato” da quello che concreto non è e che pure esiste e muove gli eventi: un Mistero che sembra manifestarsi in fenomeni inspiegabili, una dimensione “altra” che ci dice che quelle sensazioni inspiegabili che a volte proviamo fanno parte di quel tanto di più che non conosciamo e che pure esiste. Del resto la fisica quantistica contemporanea conferma queste nostre sensazioni, dicendoci che in realtà possiamo conoscere solo circa il 10 % di quello che ci circonda….

Quanti sapientemente, per motivi commerciali, sanno intercettare questo bisogno, si direbbe innato, dell’uomo fanno “bingo” e confezionano un prodotto di successo. E però, senza necessariamente stracciarsi le vesti, è bene che sappiano che stanno lavorando su un crinale rischioso, dove è facile la sbavatura, se non la vera e propria offesa alla religione e al sentimento religioso di tanti. Senza contare il turbamento dei più piccoli.

Il rapporto tra scienza e fede, il rapporto tra realtà sensibile e realtà ultrapercettiva, il rapporto tra Chiesa e emozioni umane sono temi interessantissimi, che però vanno toccati con grande sensibilità e grande rispetto, se non si vuole essere derubricati a prodotto furbo e pericoloso.

1 febbraio 2012

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