Da famiglia, nel cuore della Chiesa

L’esperienza di Maria e Paolo, della parrocchia di San Barnaba, a Milano per il Family2012 insieme ai figli adolescenti: «Sentiamo di aver testimoniato, con la nostra partenza, un’esperienza di fede» di Lorena Leonardi

Family 2012: la testimonianza di chi ha accolto

«Nel cuore della Chiesa. È così che ci siamo sentiti. E questa sensazione, al di là di tutti i contenuti, la porteremo sempre con noi». Sono parole di Maria Tempesta, fisioterapista di 49 anni, al rientro dal Family Day di Milano, a cui ha partecipato con il marito Paolo, impiegato comunale di 48 anni, e i figli Agnese e Lorenzo, di 17 e 14 anni. «Un’esperienza bellissima» riassume Maria, ripensando, e commuovendosi ancora, «all’emozione di trovarsi insieme alle famiglie di tutto il mondo: i contenuti nelle varie lingue, la partecipazione di tutti, gli applausi che scandivano le frasi».

Quella di Maria e Paolo, sposati da ventidue anni, è una storia cresciuta nel cammino di fede dell’Azione cattolica: «Frequentiamo da sempre, ieri tra i giovani, oggi tra le famiglie, e i nostri ragazzi anche. Viviamo nella zona est della Capitale, la nostra parrocchia è San Barnaba: insieme a noi, verso Milano, sono partite altre cinque coppie, di cui una formata da brasiliani. Ma noi eravamo gli unici con i figli al seguito. Agnese, forte dell’esperienza della Giornata mondiale della gioventù, era più motivata di Lorenzo, che invece è partito armato di un certo scetticismo. Poi abbiamo visto entrambi fare amicizia con i coetanei, in un inglese stentato ma volenteroso. Abbiamo partecipato all’incontro dei cresimandi, allo stadio San Siro, e Lorenzo non voleva più andare via. Appena ha rimesso piede a casa ha pubblicato una miriade di foto su Facebook».

Maria ricorda «il Papa, piccolo e mite in mezzo a un milione di persone. Ma quando parlava, assumeva la statura di un gigante, forte della potenza dello Spirito Santo». E le sono rimaste impresse le parole del cardinale Dionigi Tettamanzi, «quando ha detto che ci salviamo col lavoro ben fatto dalle nostre mani. Io, forse per il lavoro che faccio, l’ho sentito molto vicino». Maria confessa poi una grande «ammirazione e gratitudine» per la diocesi di Milano, «accogliente e organizzata. Noi – racconta – siamo stati ospiti di una famiglia della parrocchia di San Giovanni Evangelista, e in tutte le case c’era la premura di cucinare cose gradite e di accompagnare gli ospiti agli appuntamenti».

«Partire insieme da famiglia per celebrare la famiglia ci ha tirati fuori dalla piccola comunità per farci vedere la Chiesa. Noi – spiega Maria – siamo ogni giorno alla scoperta continua del sacramento del matrimonio. Sentiamo di aver testimoniato, con la nostra partenza, un’esperienza di fede, e di aver trasmesso un messaggio alle generazioni dopo di noi. Per i ragazzi è importante, li fortifica nella fede, pensano “non siamo solo noi”. La fede si impara come una lingua, ai nostri figli cerchiamo di dare degli elementi pur rispettando la loro libertà di coscienza». Le difficoltà nella vita famigliare, spesso, nascono dal confronto con l’esterno: «È facile farsi prendere dal materialismo, dalle logiche di questo mondo, dalle pre-occupazioni. Il rischio – prosegue – è non riuscire a vivere l’attimo: si finisce per vivere rimuginando il passato o nell’ansia per il futuro. Così si dimentica di vivere la chiamata che c’è nell’attimo presente».

Cosa Maria non dimenticherà mai? «La spianata di Bresso: un colpo d’occhio impressionante. Gli striscioni, tutte le lingue che diventano una sola. Il Papa che parla della Trinità e noi che ci sentiamo immagine di Cristo». I giovani che vogliono formare una famiglia «non devono avere paura della fatica. Il piacere è una cosa diversa dalla gioia, è come una salita in montagna: se vuoi la vetta, devi arrampicarti. Le coppie vivono l’esperienza di innamorarsi, e chi lo fa già dentro di sé si apre all’assoluto, all’eterno. È l’amore che fa pronunciare agli innamorati frasi come “tutto me stesso” e “per sempre”. La vetta già s’intravede. Bisogna poi trovare la forza per arrampicarsi».

6 giugno 2012

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