Dal Forum Famiglie un progetto per la conciliazione

Presentata, nella Giornata internazionale, la proposta del coordinamento delle associazioni familiari alla politica. Al centro, l’armonizzazione tra vita e lavoro. Faioli (Tor Vergata): «Un diritto costituzionale»di R. S.

Il Piano nazionale per la famiglia: un «impegno esplicito» per il governo, che ora deve passare «dalla carta ai fatti, per rilanciare l’intero progetto di sviluppo del Paese». L’appello viene da Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, che ieri, 15 maggio, ha introdotto il convegno “Crisi economica e giovani famiglie: una priorità per il sistema Italia”. Un appuntamento inserito tra le celebrazioni a livello nazionale della Giornata internazionale della famiglia, indetta nel 1994 dall’Onu, che si inserisce anche nel cammino di preparazione alla 47ª Settimana sociale in programma a Torino dal 12 al 15 settembre, dedicata alla famiglia.

La Giornata internazionale intende «aprire un’agenda di politiche familiari, ma per le istituzioni del nostro Paese è stata un’occasione perduta», a dimostrazione di come la politica «faccia fatica ad ascoltare le tematiche familiari», ha osservato Belletti. Per questo «chiediamo una delega speciale, uno spazio di esplicita responsabilità istituzionale organizzativa per le politiche familiari». Quindi, ha indicato alcun delle priorità da mettere in agenda: dalle politiche di welfare al sostegno alle persone fragili, dalla riforma dei consultori al sostegno agli immigrati. Ma è soprattutto sul tema della conciliazione tra lavoro e vita familiare che è incentrata la proposta lanciata dal Forum al mondo della politica. «La conciliazione è un bene pubblico e come tale deve diventare un diritto individuale del lavoratore e della lavoratrice – ha ribadito la responsabile della Commissione Lavoro Lidia Borzì -: deve durare per tutta la vita della famiglia e deve essere family friendly». Alle istituzioni l’invito, anzi, la «sfida ambiziosa» a riconoscerla come «politica di sviluppo prioritaria», nonostante la crisi economica.

Oggi in Italia, secondo Borzì, «le politiche della conciliazione sono un diritto graziosamente concesso. Noi invece partiamo da un principio di base: lavoro e famiglia sono due diritti costituzionali, che in questo momento storico appaiono negati. Ci troviamo di fronte ad un lavoro che non favorisce progetti di vita». La proposta del Forum, quindi, è quella di coinvolgere tutti i soggetti, dal lavoratore, al datore di lavoro, dalle parti sociali e alle istituzioni, «aiutati con misure attive, introducendo il concetto di sacrificio ragionevole tra le parti». Alla base, la ricerca “Welfare contrattuale e famiglia. Indagine sulle dinamiche italiane ed europee”, presentata da Michele Faioli, dell’Università di Tor Vergata. «La conciliazione – ha affermato Faioli – è un diritto costituzionale e pertanto è esigibile da ogni lavoratore». Un diritto da regolamentare attraverso la «contrattazione collettiva di settore». Sullo sfondo l’idea di un fondo, sul modello olandese e francese, che crei una sorta di “banca del tempo” nel quale «il lavoratore depone le ore in più che fa, le ore di straordinario e poi le può prelevare, mentre le istituzioni aiutano defiscalizzando», ha spiegato Borzì. «Non stiamo creando nulla di nuovo – le ha fatto eco Faioli -, vogliamo semplicemente mettere a sistema strumenti già esistenti».

L’obiettivo del Forum è porre le basi del progetto entro il 2014. L’importante, per la responsabile della Commissione Lavoro, è che la proposta sia condivisa dalle parti sociali, «fino ad arrivare ad una proposta che possa diventare un emendamento. L’anno prossimo è l’anno europeo della conciliazione e vorremmo portare qualche buona notizia». Soprattutto per i giovani, per i quali «la mancanza di adeguate politiche di sostegno all’autonomia ha ricadute sui progetti di vita». A sottolinearlo Alessandro Rosina, docente di demografia e statistica sociale alla Cattolica di Milano. «Tutt’altro che “bamboccioni” e “schizzinosi”», secondo Rosina, i giovani italiani non rinunciano al progetto di famiglia, nonostante gli effetti sempre più evidenti della crisi, messi in luce dal progetto FlexiFAmily, nato dalla collaborazione tra Forum famiglie, Acli e Mcl, presentato anche questo nel corso del convegno.

Cresce, ha evidenziato la referente del progetto Lorenza Rebuzzini, l’impoverimento delle famiglie. Non mancano però buone pratiche di aiuto reciproco nelle varie città: dallo scambio di vestiti, ai gruppo di acquisto solidale, fino allo scambio delle case per le vacanze. Di impoverimento delle famiglie e crisi del risparmio ha parlato anche il presidente delle Acli Gianni Bottalico, per il quale si profila «un ruolo del Terzo settore come soggetto terzo tra banche e famiglie, orientato però all’interesse della famiglia». Dal direttore di Avvenire Marco Tarquinio, moderatore del confronto, la sottolineatura di un altro problema: il rischio «distruzione del tempo condivisibile per la famiglia» attraverso il lavoro domenicale. Di qui il richiamo alle 150mila firme raccolte dalla campagna “Libera la domenica” e depositate ieri in Parlamento, il triplo di quelle necessarie per una legge di iniziativa popolare, per dire “no” alle aperture domenicali dei negozi.

16 maggio 2013

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