Dalla Torre: no al registro su testamento biologico

Il giurista rettore della Lumsa interviene nel dibattito dopo la delibera del X Municipio: «Atto inefficace. È la tentazione ideologica della democrazia» di Francesco Lalli

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L’apertura di un registro per depositare le dichiarazioni di volontà sulla fine della vita presso il X Municipio ha suscitato numerose reazioni. Il Campidoglio, con una nota, ha chiesto al presidente del X Municipio, Sandro Medici, di recedere dall’iniziativa. Sulla questione Roma Sette ha intervistato il giurista Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa.

Professore, il Comune ha dichiarato in un comunicato di «non essere nella possibilità giuridica di farsi promotore» di un simile atto amministrativo «se non a seguito di uno specifico provvedimento statale». Se i Comuni non hanno la possibilità d’intervenire su una materia come il testamento biologico, come la possono avere i Municipi?
E infatti non ce l’hanno. La questione ha un doppio profilo: giuridico e politico. Dal punto di vista giuridico non rientra nella competenza dei Comuni e tantomeno dei Municipi prendere iniziative su una questione del genere, che per altro è ancora oggetto di discussione in Parlamento. Quindi, quello del X Municipio è un atto giuridicamente inefficace. In mancanza di una legge dello Stato che disciplina questa materia, nessun medico è giuridicamente vincolato a dichiarazioni anticipate sui trattamenti di fine vita. Tanto più in presenza di norme come l’omissione di soccorso o di aiuto al suicidio che fanno ancora parte del Codice Penale. Si tratta, dunque, di una manovra che ha un esclusivo fine d’immagine.

Per il presidente del X Municipio Sandro Medici si tratterebbe invece di «un principio di democrazia istituzionale».
Queste sono sciocchezze, per il semplice fatto che la democrazia si muove all’interno delle regole poste dalla legge. Una volta approvata la legge, la legittimità di atti e dispositivi non potrà che essere valutata in armonizzazione con essa. Si tratta di un atto puramente politico iscritto in una tendenza che è quella di forzare lo sviluppo dell’ordinamento. Quel fenomeno che definirei la “tentazione ideologica della democrazia”, così caratteristico dei nostri tempi.

Ma un’iniziativa come questa non rischia di entrare in conflitto con il disegno di legge sul testamento biologico approvato dal Senato il 30 marzo scorso?
Da quello che so il disegno di legge non prevede in nessun punto che un organo come il Municipio possa recepire tali volontà testamentarie. Ma detto questo, ripeto, allo stato attuale dei fatti è una pura perdita di tempo per i cittadini depositare i moduli con le proprie disposizioni. È come se mi recassi da un notaio e facessi una dichiarazione del genere in assenza di una legge che lo preveda.

19 aprile 2009

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