Dieci storie di nuovi cristiani d’Europa
Nel testo di Lorenzo Fazzini le esperienze di scrittori, studiosi, giornalisti e artisti, esempi di come nel vecchio continente si senta il richiamo dell’identità religiosa di Marco Testi
Sono storie d’ordinario Occidente queste raccontate in “Nuovi cristiani d’Europa” di Lorenzo Fazzini, nel senso che, a dispetto del titolo, il quale potrebbe far pensare a una riconquista da parte del pensiero cristiano, qui si parla della deriva religiosa del vecchio continente.
Perché se è vero che Eric-Emmanuel Schmitt e Jean-Claude Guillebaud, scrittori, Fabrice Hadjadj, filosofo, Joseph Pearce, critico, Gabriele Kuby, sociologa, Giovanni Lindo Ferretti, cantautore, Jeanne Haaland Matlary, diplomatica, Marco Tosatti e John Waters, giornalisti, e Marcello Pera, docente prestato alla politica, sono solo alcuni esempi di come in tutta Europa si senta il richiamo dell’identità religiosa, l’impressione è che alcuni degli intervistati e lo stesso autore siano piuttosto pessimisti sul futuro delle radici.
Tutto inizia, anzi finisce, quando nel 2004 il preambolo della Costituzione dell’Unione europea esclude ogni riferimento a quelle radici. È un nuovo modo di intendere l’Europa, secondo alcuni attento ai tempi, a parere di altri semplicemente schiavo del pensiero materialista e ateo. Prendiamo Giovanni Lindo Ferretti, leader storico dei Cccp, di un gruppo cioè che va oltre l’etichetta punk, perché ha rappresentato un momento di creatività nuova rispetto ai vecchi esempi, creatività arrabbiata e acida, certo, ma che pur sempre rivelava la situazione di anomia e di spaesamento dei giovani più sensibili. Nelle sue parole è possibile constatare come il problema non sia di oggi, in quanto già più di cent’anni fa lo poneva Giovanni Verga: i danni della modernità. Dice il cantautore: «La modernità ha distrutto questa comunità», vale a dire l’ambiente del Paese, le sue tradizioni. Come si vede, è un discorso che viene da lontano, e ci dice che non bisogna cedere al pessimismo radicale, perché già nel 1881 il laicissimo autore dei “Malavoglia” lo metteva nel novero dei rischi del progresso. Che poi questo progresso rischi di far scomparire non solo la comunità agricola, ma l’umanità tutta intera è storia d’oggi perché, come aggiunge Ferretti, «abitare in città ci fa condurre un’esistenza allo stesso livello dell’asfalto».
Non mancano profezie negative, come quella di Pearce, il quale constata che l’Europa «ha abbracciato il laicismo fondamentalista come la propria religione di Stato. La corruzione dell’Unione europea non è più sostenibile a lungo termine e nemmeno la cultura di morte che la nutre». Le vite narrate sono quelle di gente colta o intrisa di ideologie post-sessantottesche che hanno sperimentato i limiti di quella non-visione del mondo e la necessità di rimettere un centro nella vita dell’uomo occidentale. Tuttavia queste constatazioni pessimistiche non debbono farci cadere nella tentazione del muro contro muro o della passività fatalista, ma spingerci a un fermo confronto anche con quanti credono che il destino dell’Europa sia quello di rinunciare a millenni di storia e di identità.
“Nuovi cristiani d’Europa. Dieci storie di conversione tra fede e ragione” di Lorenzo Fazzini, con una prefazione di Lucetta Scaraffia, Lindau, pp.212, 16 euro.
2 novembre 2009