«Educare alla pienezza della vita»
L’intervento di monsignor Domenico Sigalini a San Tommaso Moro in occasione della proiezione di “Leoni per agnelli”. Al centro, i rapporti intergenerazionali: «L’uomo non è un individuo autosufficiente» di Christian Giorgio
«Dovete far sorgere in voi un’esigenza di verità che, sola, potrà mettervi al riparo dai propugnatori del relativismo che vedono, erroneamente, la Chiesa come negazione dell’individualità dell’uomo». Così monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e assistente generale dell’Azione cattolica italiana, si è rivolto ieri, 30 gennaio, ai giovani di San Tommaso Moro, a San Lorenzo, nel corso del suo intervento al cineforum parrocchiale. Emergenza educativa e rapporti intergenerazionali sono stati gli argomenti principali affrontati nel corso della serata organizzata da monsignor Andrea Celli, amministratore parrocchiale. Il dibattito ha preso spunto dal film “Leoni per agnelli” di Robert Redford, interpretato dallo stesso regista, dal premio Oscar Meryl Streep e da Tom Cruise.
La storia si sviluppa attraverso tre personaggi: un professore in continuo dialogo con i propri studenti, una giornalista che vede la propria professione sempre di più asservita al potere, e un senatore di Washington che tenta di sfruttare i media per creare consenso intorno all’ultimo piano di guerra. «In fondo, tutte e tre le figure che avete visto questa sera – ha detto monsignor Sigalini – dovrebbero essere degli educatori d’eccezione perché hanno ruoli fondamentali per la nostra società. Ma non è sempre così».
Il vescovo Sigalini ha molta esperienza con i giovani: ne ha incontrati tanti, dal 1993 al 2001, mentre dirigeva il Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei. In otto anni ha organizzato ben cinque partecipazioni alle Giornate mondiali della gioventù. «Educare è un’azione bella ed entusiasmante – ha proseguito -, vuol dire sbilanciarsi dalla parte della pienezza della vita, imparare ad apprezzarla totalmente. La cultura odierna vede l’uomo come un individuo autosufficiente, che ha bisogno solo di se stesso per poter crescere. Ma non è così. Siamo creati per il dialogo e solo l’incontro con gli altri apre il suo “io” a se stesso. In questo amore alla vita piena si iscrive la scelta della Chiesa verso un’educazione che ha al centro, sì, l’individuo, ma inteso come persona che si relaziona con il suo prossimo».
Un genitore ha chiesto a monsignor Sigalini quali siano i problemi maggiori che oggi fanno parlare di emergenza educativa. «C’è innanzitutto un forte disorientamento degli adulti che – ha risposto il vescovo -, incantati dal luccichio della società dei consumi e, svuotati dal suo carattere effimero, non sanno più narrare ai ragazzi la bellezza della vita. A questo corrisponde un aumento della “domanda educativa” da parte dei nostri giovani. Noi adulti abbiamo avuto tutte le risposte senza farci domande, per i vostri figli è il contrario. A tutto ciò – ha sottolineato – corrisponde una sete di domande, da parte dei ragazzi, alle quali non sempre siamo in grado di rispondere».
In ultima analisi, a creare ancora più confusione concorre una continua azione di vicendevole delegittimazione da parte dei soggetti educativi, famiglia, scuola e comunità cristiana che non riescono, molte volte, a cooperare e a rispettarsi tra loro». Viviana, studentessa di Lettere moderne alla Sapienza, ha spostato poi l’obiettivo dell’analisi dalla parte dei giovani. Ha voluto sapere come ci si dovrebbe approcciare nei confronti di chi, tra i coetanei, spinto da un nichilismo imperante, non accetta un confronto aperto sui temi della fede.
«Non ti scoraggiare in queste occasioni – le ha suggerito monsignor Sigalini -, la persistenza della domanda permette lo stesso un confronto. Pensa che alle volte, anche chi sembra non voglia confrontarsi con te, in realtà lo sta facendo. Forse non secondo il tuo modello. Sta a te capire e affinare la percezione davanti a quello che potrebbe sembrare un atteggiamento superficiale. C’è sempre un confronto anche quando pare non ci sia».
31 gennaio 2013