Elezioni USA, quando le immagini dicono tutto

Una lettura dell’evento della settimana a partire dagli scatti trapelati dai media. Non quelli ufficiali, però: quelli che raccontano la realtà più profonda delle cose. E delle persone di Elisa Manna

Nell’euforia generalizzata nei media per la riconferma di Obama, leader planetario, ci sono alcune immagini che colpiscono la nostra mente come sciabolate di luce, rivelandoci, per differenza, qualcosa di noi di cui non siamo consapevoli o che non vogliamo dirci. A cominciare dallo straordinario abbraccio di Obama con sua moglie Michelle, veicolato con il primo tweet della vittoria (“Ancora 4 anni”): un abbraccio che racconta quanta amicizia, stima reciproca, solidarietà ci sia in un matrimonio che sa affrontare quei livelli di tensione. Ancora, il Presidente che nel suo ultimo discorso si asciuga una lacrima vera, lacrima di passione e di stanchezza, rimanendo al tempo stesso un uomo forte; Romney che pubblica sul suo sito il discorso di Obama vittorioso e che non garantisce 4 anni di opposizione dura (come si farebbe da noi) ma offre, con stile e in maniera convincente, collaborazione e riconosce da subito in Obama il Presidente di tutti gli americani.

Ecco, nella serenità che si espande luminosa sul viso di Romney c’è, se non un superiore distacco, la consapevolezza di dover pacificare, ritrovare unità dopo una competizione accesissima. E quel «Dio benedica l’America» pronunciato da Obama rivela una freschezza che noi abbiamo perso, una capacità di riconoscersi umili nel momento della vittoria, consapevoli della propria fragilità umana, e bisognosi di inchinarsi.

L’invidia non è un sentimento che mi appartiene ma un “Beati loro!”, pensando agli americani, sì, stamattina si è intrufolato tra i miei pensieri. Guardiamo a questo grande evento cercando di imparare qualcosa, non riduciamolo al solito teatrino italico. C’è sempre tempo per crescere.

7 novembre 2012

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