“Espiazione”, riconoscimento al doppiaggio

Ottima la versione in lingua italiana del film diretto da Joe Wright e tratto dall’omonimo romanzo di Ian McEwan di Massimo Giraldi

Arriva nelle sale “Espiazione” diretto da Joe Wright. Il film ha aperto, primo nella sezione del concorso, la recente Mostra del Cinema di Venezia, senza tuttavia ottenere premi. Anche qui si parte da un romanzo, “Atonement”, scritto da Ian McEwan. Questi è da tempo romanziere di culto, molto corteggiato dal grande schermo: “Cortesie per gli ospiti”, “L’amore fatale” e altri sono tratti da suoi testi letterari.

In una villa di campagna nell’Inghilterra del 1935 la tredicenne Briony commette la leggerezza di dire una bugia che avrà pesanti conseguenze sulla sorella. Dovrà ‘espiare’, forse riuscendoci quando diventerà romanziera di successo e ammetterà la propria colpa. Nel rincorrersi di letteratura e cinema, la regia opta per una messa in scena soprattutto romanzesca, ossia affidata a pagine dove prevalgono commozione e melodramma. Amore, guerra e morte dominano il racconto, certo a livelli di alta professionalità, ma in un contesto in cui il dilemma etico centrale (bugia, rimorso, ricerca di perdono…) rischia di restare nascosto dietro il formalismo impeccabile di molti passaggi.

“Espiazione” esce nelle sale, com’è inevitabile, doppiato. Chi lo ha visto a Venezia in lingua originale è in grado di apprezzare il lavoro della cosiddetta versione italiana. Da sempre il doppiaggio italiano è considerato il migliore possibile. Generazioni di spettatori hanno imparato ad amare il cinema perché conquistati, quasi senza saperlo, dalle ‘voci’ di James Stewart, John Wayne, Gary Cooper, Marilyn Monroe e altri. Ma per tanto, troppo tempo queste voci sono rimaste nell’ombra, ignote e sconosciute al grande pubblico. Più che mai opportuna è arrivata da qualche anno l’istituzione del “Festival Nazionale del Doppiaggio”, la cui edizione 2007 si è svolta di recente con il titolo “Voci a Sanremo”. Per alcuni giorni la cittadina ligure ha chiamato a raccolta numerosi esponenti della categoria per un momento opportuno di riflessione, di verifica della situazione anche alla luce dei nuovi impegni richiesti soprattutto dai palinsesti televisivi.

Le nuove forme narrative della fiction (i ‘serial’ lunghi e lunghissimi) impongono infatti ritmi di lavoro che la committenza vuole rapidi e incalzanti. Il doppiatore è dunque più che mai richiesto ma anche poco riconosciuto. Anche qui c’è forse un deficit di memoria ‘storica’. Ho parlato a Sanremo con nomi importanti quali Michele Gammino, Ada Maria Serra Zanetti, Massimo Rossi, rivivendo con loro le ‘stagioni’ di una professione che è di attore a tutti gli effetti, e come tale va considerata. Solo così Ada Maria Serra Zanetti può doppiare Helen Mirren in “The Quenn” senza temere alcun confronto. E Sandro Acerbo può doppiare Robert Downey jr. in “Zodiac”, restituendone tutte le atmosfere. Questi due nomi sono stati i vincitori dei due premi principali nella serata conclusiva svoltasi nel prestigioso Teatro Ariston di Sanremo. Insieme a loro è stata premiata, per la migliore direzione di doppiaggio, la Cast diretta da Cristina Boraschi. Tutti la conoscono: è la ‘voce’ di Julia Roberts. E la diva americana non sa quanto la deve ringraziare.

24 settembre 2007

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