Il miraggio asilo nido

Sono cinquemila i bambini in lista d’attesa. Carenza di strutture soprattutto nelle zone di nuova espansione di Massimo Angeli

Intervista a Maria Coscia, assessore alle politiche educative e scolastiche del Comune di M. Ang.

Famiglie che non sanno dove lasciare il figlio perché escluso dalla graduatoria e asili nido che funzionano ad intermittenza per la carenza di insegnanti. Pochi giorni fa un papà ha portato addirittura il proprio figlio di otto mesi, rimasto fuori dalla graduatoria, nell’ufficio del sindaco, chiedendo a Veltroni di prendersene cura lui. E quel papà non è l’unico a penare per la carenza di posti negli asili comunali. Giuliana, 27 anni, madre di un bambino di 16 mesi, ad aprile ha fatto la domanda nel III Municipio. «Io risiedo nel X – racconta – ma, per sfruttare la disponibilità dei nonni, ho fatto la domanda per l’asilo vicino a casa loro. Per questo abbiamo perso 10 punti ed il bambino non è entrato in graduatoria. Adesso spero che terminino presto i lavori in quello di piazza Bologna, che doveva essere aperto già da un po’».

«Bisogna dare atto all’amministrazione di aver potenziato il servizio, ma purtroppo è ancora insufficiente – commenta Antonio Trani, responsabile della sezione romana della Federazione italiana scuole materne -. Il problema è che la normativa regionale è vecchiotta ed andrebbe rivista. Abbassare il rapporto insegnante-bambino da 1 a 6 ad 1 a 8 permetterebbe ai privati di chiedere rette meno onerose. Andrebbe poi armonizzato il criterio con cui i Municipi concedono le autorizzazioni alle strutture, perché oggi ognuno va da sé. E bisognerebbe dare un seguito concreto alla volontà di collaborare con il privato – chiude Trani -, perché quando ti siedi a tavolino si notano ancora troppe resistenze ideologiche».

A Roma sono circa 5mila i bambini in lista d’attesa per l’ingresso in un asilo nido, soprattutto nelle zone di nuova espansione, come Torre Angela e Torre Maura, Ostia, Primavalle. «Il vero problema sono i criteri con cui vengono redatte le graduatorie – interviene Alessandro Spalvieri, presidente dell’associazione Famiglie Numerose di Roma -. Gli asili nido dovrebbero essere riservati ai figli delle coppie in cui lavorano entrambi i genitori, e si dovrebbe dare più importanza al numero dei componenti della famiglia. I nidi sono un parcheggio – prosegue Spalvieri -. Quando un genitore non lavora, il bambino deve restare a casa, perché a quell’età è l’ambiente più consono al suo sviluppo».

Entro dicembre, intanto, altri 1.120 bambini dovrebbero essere accolti in 18 nuove strutture (9 nidi comunali, 4 strutture realizzate in project financing, 3 nidi aziendali e 2 gestiti dalla Farmacap) ed altri 670 inseriti negli asili esistenti, grazie ad una migliore organizzazione degli spazi. «Le politiche per la famiglia e l’infanzia sono una priorità per il Campidoglio», afferma Maria Coscia, assessore alle politiche educative e scolastiche. «Dal 2001 – spiega – abbiamo già realizzato 40 nuove strutture comunali, aperto convenzioni con un’ottantina di privati e aiutato molte aziende ad aprire nidi per i figli dei loro dipendenti. E su questa strada proseguiremo tentando di raggiungere gli obiettivi di Lisbona entro il 2011».

«Molte delle attuali difficoltà derivano dal non aver compreso che la famiglia è il perno della società e che deve essere sostenuta nel suo ruolo educativo – sostiene Paolo Maria Floris, presidente del Forum delle associazioni familiari del Lazio -. Le spese per l’educazione di un figlio sono un investimento per tutta la società. Lo Stato deve riconoscere che le famiglie svolgono un servizio, e quindi permettere di detrarre queste spese dalle tasse». Da parte sua la Giunta regionale ha di recente stanziato 3,3 milioni di euro per incrementare il sistema degli asili. Un milione e mezzo è destinato alla sperimentazione di nidi familiari, un nuovo servizio che punta a raggiungere 1.100 bambini e a formare 220 assistenti materne.

23 settembre 2007

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