Fadda: sì al vaccino per influenza, no agli antibiotici

Parola di Giovanni Fadda, direttore del Dipartimento di Diagnostica morfologica al Gemelli. E per prevenire la malattia, mangiare frutta e verdura di Antonella Gaetani

Se le temperature vanno giù, la febbre va su. Iniziano a manifestarsi, infatti, i primi sintomi parainfluenzali. Nel periodo di Natale è previsto il picco: saranno in molti a rimanere a casa con la febbre. Il virus, isolato nell’Istituto di Microbiologia, Servizio Analisi II (Microbiologia e Virologia) dell’Università Cattolica-Policlinico Agostino Gemelli di Roma, diretto dal professor Giovanni Fadda, è di tipo A. Ma allora come sarà l’influenza di quest’anno, cosa fare e come difendersi dal virus che costringerà a letto molti italiani? Lo abbiamo chiesto proprio al professor Fadda, direttore del Dipartimento di Diagnostica morfologica, Microbiologica, Molecolare e delle Malattie del Sangue della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Cattolica.

Come sarà l’influenza di questo anno?
Le influenze sono sempre uguali, non esistono alcune più cattive di altre. I virus cambiano attraverso delle mutazioni. La malattia influenzale produce delle sintomatologie più o meno gravi a seconda dell’individuo che viene infettato. La diffusione nell’ambito di una popolazione dipende dal numero di pazienti che non hanno mai incontrato il virus dell’influenza e non possiedono neanche una parziale difesa immune specifica. Tuttavia di influenza ci si ammala molte volte nella vita, perché il virus tende a mutare le proprie strutture di superficie presentando sempre nuovi antigeni, che sfuggono alle difese immuni formatesi negli anni precedenti. Pertanto, pur avendo una memoria immunologica per quasi tutti gli antigeni del virus influenzale, le piccole differenze indotte dalle mutazioni del virus consentono a questo di attaccarsi alle cellule e di iniziare i nuovi cicli di infezione.

Quali sintomi ci diranno che abbiamo preso l’influenza?
Questa è una malattia acuta che nell’uomo colpisce il tratto respiratorio. Si parla di influenza quando sono presenti i sintomi specifici; quelli più comuni sono rappresentati da febbre uguale o superiore ai 39° gradi, raffreddore, angina, tosse secca, cefalea e dolori diffusi. La malattia è causata da un mixo-virus, il virus dell’influenza, altamente contagioso, che circola nell’ambiente dalla fine dell’autunno e inverno fino a inizio della primavera. Il virus influenzale cresce bene alle temperature più basse (35,6°C). È trasmesso dall’individuo ammalato a quello sano per via aerea attraverso aereosol causati da tosse, starnuti, parole, etc. Ha un periodo di incubazione che varia da uno a cinque giorni. Il paziente ammalato è infettante già due giorni prima della comparsa dei sintomi sino a quattro, cinque giorni dopo la comparsa dei sintomi.

Quali i rischi maggiori?
È una malattia autolimitante non grave, ma possono insorgere delle gravi complicazioni a carico dell’apparato polmonare come le polmoniti batteriche.

Quali sono le categorie a maggior rischio di complicazioni?
Le persone che hanno oltre 65 anni; quelli con malattie croniche gravi, come diabete, tumori, malattie auto immuni, HIV positivi, etc. Inoltre più fragili sono i bambini nei primi anni di vita; le donne in gravidanza e i residenti in case di riposo e nelle carceri.

Cosa fare?
Come profilassi per le categorie a rischio è consigliata la vaccinazione da fare tra la fine di settembre e ottobre. Inoltre, non sono utilizzabili i pochi farmaci antivirali che si conoscono. Occorre evitare il freddo e preferire un’alimentazione con molti liquidi, frutta e verdura.

È giusto prendere gli antibiotici?
L’influenza è causata da un virus, mentre gli antibiotici si usano solo per le infezioni causate da batteri. Per cui è bene prendere gli antibiotici solo su consiglio del medico e se c’è infezione batterica. Ma attenti, mai farsi prendere la mano! Quindi è da evitare il classico: “Meglio premunirsi, non si sa mai”. Infatti l’antibiotico non fa bene e disturba la flora batterica intestinale. Inoltre sviluppa una resistenza, per cui alla fine fanno solo male e non ci aiutano a ritrovare la salute. Quindi è bene evitarlo. Si prescrive, talvolta con leggerezza, per far contento il paziente. Ma io sarei prudente.

È troppo tardi per farsi il vaccino?
No. Tra l’altro conviene farlo perché induce una risposta immunitaria. Inoltre non ha alcun tipo di controindicazioni e non dà allergie. Anzi, è il farmaco che ha dato più vantaggi alla sanità pubblica. Anche perché non crea alcuna dipendenza. Quindi si può decidere di farlo un anno e non rifarlo quello successivo.

In caso di ricaduta, quali accorgimenti prendere?
Di solito non c’è ricaduta, ma è un altro virus che ha effetti simili all’influenza. Però l’importante è evitare il fai da te perché rovina la salute. Inoltre va sempre sentito il parere del medico.

26 novembre 2008

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